Se è vero, come afferma il ministro Valditara oggi su un quotidiano, che bambini e bambine già a sei anni accedono a contenuti pornografici online, allora è legittimo chiedersi perché lo stesso Ministro, invece di bacchettare le famiglie perché non sanno “dire abbastanza no”, non ne tragga le conseguenze concentrandosi su ciò che gli compete: il ruolo che la scuola può e deve svolgere.’ A dichiararlo è Cecilia D’Elia senatrice del Partito Democratico e capogruppo in Commissione Scuola, Cultura e Istruzione pubblica.

‘Da mesi – prosegue D’Elia – discutiamo della necessità di introdurre percorsi di educazione sesso-affettiva nelle scuole, scontrandoci però con la chiusura del Ministro, che ha imposto un testo di legge sul consenso informato il quale, tra l’altro, impedisce lo svolgimento di tale educazione proprio nelle scuole dell’infanzia e nelle primarie. È una contraddizione evidente, frutto di un’idea di scuola minima, che abdica a qualsiasi funzione di sostegno alla personale fioritura delle bambine e dei bambini, che non può essere ridotta, nel rapporto con il proprio corpo alla mera conoscenza del suo schema di funzionamento, senza guardare alla dimensione relazionale e affettiva.

Siamo ancora in tempo per cambiare questo approccio – conclude – modificando il testo di legge in questo momento in commissione al Senato, lunedì depositeremo i nostri emendamenti, frutto dell’ascolto di chi su questi temi lavora, discutiamoli senza chiusure ideologiche L’educazione sesso-affettiva serve, ed è oggi più che mai urgente.’
Conclude la senatrice


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