“Sul recepimento delle direttive comunitarie in materia di organismi di parità e di contrasto alle discriminazioni si è persa davvero una grande occasione. Grazie alla rete delle consigliere di parità, alla voce che si è levata da tante donne e femministe e al lavoro che come opposizioni siamo riuscite a fare, è stato sventato l’azzeramento dell’attuale articolazione territoriale del sistema che costituisce un’importante diga contro le discriminazioni uomo-donna sul lavoro. Resta tuttavia la scelta sbagliata del governo, che ha deciso di attuare le direttive in materia di organismi di parità con l’accorpamento delle consigliere di parità con l’Unar, senza mantenere la loro specificità e le loro competenze”. Lo dicono le senatrici del Pd.
“Esiste una specificità della discriminazione di genere sul lavoro– proseguono le senatrici del Pd – che è ancora lontana dall’essere risolta e di cui si fa carico la rete capillare delle consigliere di parità, un sistema che ha un importante bagaglio di competenze e che ha prodotto i suoi frutti. Era semmai necessario rafforzare gli organismi distinti, specifici e specializzati e la loro capillare diffusione sul territorio nazionale, al fine di contrastare le discriminazioni a cominciare da quella tra uomini e donne nel mondo del lavoro”.