Il senatore dem non esclude altre candidature alle Primarie: «Per ora è mancato il dialogo» Sul leader 5Stelle: «Non voglio credere che se perdesse, Conte porterebbe via la palla»
Senatore del Partito democratico, Filippo Sensi è da sempre in prima fila nelle battaglie contro le ingerenze russe, la repressione iraniana e a sostegno dell`Ucraina. Esponente dell`area riformista del Pd, è tra coloro che chiedono di rafforzare la vocazione europea e atlantica del partito e di mantenere aperto il confronto sulle regole e sulla leadership del centrosinistra.
Con lui parliamo delle primarie. E gli chiediamo se le ritiene ancora lo strumento migliore per scegliere il leader di un centrosinistra tornato ad ammalarsi di centralismo dirigista.
«Le primarie sono il nostro metodo di scelta del leader. Uno strumento partecipato che è diventato un po` un marchio di fabbrica del nostro partito. Il fatto che siano la strada maestra per l`individuazione della leadership della coalizione di centrosinistra mi pare il riconoscimento di un metodo consolidato. L`altro, cioè l`accordo a un tavolo, mi pare non praticabile, almeno per quello che capisco. Facciamole, dunque, queste primarie, ma facciamole però. Perché annunciarle senza farle o passare il resto delle prossime settimane a evocarle come i tartari di Buzzati ci logora inutilmente».
Voto online: è una modalità sicura o espone le primarie a infiltrazioni e manipolazioni?
«Lungi da me pensare di mettere le braghe a un processo di partecipazione democratica. Siamo tuttavia in una altra stagione non solo tecnologica, ma geopolitica. E pensare di fare le primarie online senza fare i conti con le infiltrazioni di potenze straniere per spostare l`asse democratico dei paesi sarebbe una colpevole ingenuità. Ben vengano primarie partecipate, in presenza. Il rischio che invece che da Volturara Appula votino da Minsk, purtroppo c`è. E non possiamo fare questo regalo alla Russia».
Prima il programma o il leader? Il perimetro politico va definito prima del voto o deve essere deciso dalle primarie?
«Non vorrei stare sull`uovo o la gallina. Abbiamo delle cose da dire? Diciamole. Abbiamo una offerta elettorale da mettere a punto? Avanti. Dobbiamo scegliere chi guiderà la coalizione? Facciamolo. Se stiamo lì a cavillare sul prima o sul poi rischiamo di arrivare impreparati. Non ce lo possiamo permettere».
Schlein e Conte sono pronti ad accettare qualsiasi esito? Anche una vittoria dell`altro? E se Conte perdesse, potrebbe lasciare la coalizione e correre da solo alle elezioni?
«Sono leader di partiti grandi, penso che sarebbe offensivo pensare il contrario. In America funziona così: ci si presenta davanti gli elettori, ognuno con la propria storia, la sua l`offerta politica. Si vota e chi vince ha una responsabilità per tutti, chi perde quella di assicurare il suo sostegno. Portarsi a casa il pallone non è una opzione».
E Renzi? È nato politicamente con le primarie, ma oggi dice che voterebbe Schlein. Perché nessun riformista si candida? Senza un`alternativa, che senso hanno queste primarie?
«Mi sembra difficile pensare che, qualora ci fossero le primarie, non ci siano altre candidature oltre a quelle di Pd e M5S. Come noto, come riformisti del e nel Pd, auspichiamo primarie a doppio turno e ci siamo chiesti se potesse essere utile, proprio ai fini della partecipazione, che ci fosse una seconda candidatura del Pd, come previsto dal nostro statuto. Una proposta per il partito, da decidere e valutare insieme. È calato il silenzio, a parte un paio di manganellate. Prendiamo atto. Mi sarebbe piaciuto arrivare alla assemblea con un minimo di istruttoria, di confronto, di dialogo. Così per ora non è stato. Penso sia una occasione sprecata. Vedremo domenica. Il dibattito congressuale. Quello sul programma. Quello sul perimetro della coalizione. Quello..»
Quanto pesano l`accordo Schlein-Conte e la rinuncia di Silvia Salis? Hanno di fatto chiuso lo spazio per una candidatura terza?
«Che ci sia o meno una o più candidature alle primarie lo vedremo. La segretaria del partito ha sempre detto di essere in campo e il Pd, tutti insieme, farà la sua parte, ovviamente. Se ci sono candidati di altri partiti o indipendenti si facciano avanti. Altrimenti avremo il duello. Noi siamo pronti».