Senatore Filippo Sensi, Giuseppe Conte di nuovo rovescia il tavolo: non solo, ha detto domenica, che il Movimento Cinque Stelle non voterà mai per inviare armi all`Ucraina, ma saranno le primarie a sciogliere il nodo. Che ne pensa?
«Non sono una novità le posizioni sull`Ucraina, perché il M5S, a parte i primissimi mesi del 2022, ha sempre votato contro l`invio di armi a Kiev. Avs non ha nemmeno mai votato a favore. Non entro, poi, nel merito di quella parte ridicola su Putin e Zelensky».
Quella in cui ha detto che se vince le primarie chiama prima Volodymyr Zelensky, poi Vladimir Putin?
«Esatto. Non so di cosa stia parlando. Ma la novità riguarda la visione delle primarie come una sorta di ordalia, in cui il vincitore si porta a casa il pallone. Tipo Asso Piglia tutto».
Perché non si può fare?
«Perché sono primarie di coalizione: c`è una alleanza che fa una competizione per individuare la leadership. Se si cancella questo, si distorce il senso delle primarie. Non sta né in cielo, né in terra che il vincitore delle primarie faccia quello che gli pare».
Però Matteo Renzi, nato con le primarie, ha accettato lo schema di Conte. Secondo lei perché?
«Immagino sia legato al fatto che voglia preservare l`unità della coalizione, che abbia voluto giocare la parte del testardamente unitario. Legittimo. Ma le parole di Conte sono una sconfessione delle primarie. Il punto è chiedersi perché lo ha fatto».
Lei che idea s`è fatto?
«Possono esserci varie ipotesi. La prima è che Conte non voglia lasciare spazio alla possibile discesa in campo di Alessandro Di Battista, alla nascita di una lista che gli faccia concorrenza a sinistra o meglio a destra perché io, come è noto, considero il M5S un partito di destra. Oppure ha deciso – o è stato deciso dal suo spin doctor – che la divisione nel campo progressista sia tra riarmo e disarmo e ha voluto mettere in difficoltà il Pd».
Il suo spin doctor chi sarebbe?
«Marco Travaglio. Di recente il direttore del Fatto quotidiano ha teorizzato che non esiste più la divisione tra destra e sinistra, ma tra riarmo e disarmo. Se il M5S si mette alla testa del fronte del disarmo, può relegare il Pd nell`altro. È un tentativo di speronare il Pd e Schlein. Oppure, terza ipotesi, è un modo per evitare le primarie. Nel momento in cui le interpreta come arma di fine-mondo, un lavacro che darebbe poteri taumaturgici a chi vince, senza tener conto di tutti gli altri partiti, le rende inutilizzabili».
E perché dovrebbe puntare a farle saltare?
«Perché ha capito che avrebbe carte migliori a un tavolo tra leader, che non ai gazebo, dove il Pd metterà in campo una rete che il M5S non ha».
Cosa succede se l`ex presidente Conte non accetta di concordare prima il programma, Ucraina compresa?
«Non lo so, né lo auspico. Penso che bisogna lavorare sul programma. Bisognava farlo da mesi. Fissare 5-6 priorità centrali. Non è stato fatto perché il M5S ha chiesto tempo e ha avviato un proprio percorso. Si è detto che a settembre si sarebbe scritto il programma, però ora Conte lo mette in stand by, sostenendo che chi vince primarie, decide tutto. La politica estera è un tema fondamentale per chi ambisce al governo. Se ne facciano una ragione, perché sull`Ucraina nessuno può fare passi indietro. A meno che non hai un`agenda dettata dal Cremlino. Dovranno per forza fare come fanno tutti i Paesi europei e sostenere politicamente e militarmente l`Ucraina. Peraltro c`è un`altra contraddizione».
Quale?
«I Cinquestelle spesso ci hanno detto: “Se mettete un candidato vostro, poi i nostri non lo votano”.
Se, invece, vincono loro le primarie, fanno come pare a loro?
I Cinquestelle sono uno junior partner, un socio di minoranza, lo facessero. La politica estera e il sostegno all`Ucraina non sono questioni negoziabili».
Elly Schlein è intervenuta dicendo che non funziona così. Incidente chiuso?
«Ha fatto bene la segretaria a rispondere a Conte e a rimetterlo al suo posto. C`è una questione di metodo, una grammatica delle primarie che va rispettata, poi però c`è anche una questione di merito: sull`Ucraina non si discute».
Da Forza Italia e dal centro chiedono ai voi riformisti del Pd che cosa ci state a fare nel campo largo.
«Mi fanno sorridere gli sfottò di Antonio Tajani e Maurizio Gasparri. Dovrebbero guardare in casa loro, alla Lega e al partito filo-russo di Vannacci».
A Carlo Calenda e Pina Picierno cosa risponde?
«Apprezzo le loro posizioni, ma l`Ucraina ha bisogno di una forza di governo, che abbia i numeri per sostenerla davvero».