Filippo Sensi, senatore del Pd, area riformista, consigliere di Renzi e Gentiloni a Palazzo Chigi, due giorni fa la risoluzione unitaria di dem e 5S chiedeva lo stop a tutte le spese per la difesa: una resa a Giuseppe Conte?
«Un errore per vari motivi. Era una risoluzione del campo stretto, mentre in questo momento dovremmo allargare il perimetro della coalizione. Ma poi aveva un grande assente: non nominava il Safe, embrione di quella difesa europea che invochiamo. Non aveva senso. Infine c`è il metodo: nessuno è stato coinvolto, è mancato il rispetto delle dinamiche interne».
Il regolamento, impedendovi di votare e spaccarvi, vi ha salvato.
«Bisogna vedere chi ha salvato: noi che avremmo votato contro o chi l`ha concepita?».
Voi riformisti, però, protestate, minacciate voti difformi ma non vi sfilate mai.
«E non ci sfileremo. Vogliamo essere utili, dentro il Pd, al partito e alla segretaria. Noi solleviamo questioni costruttive. Ho vissuto la stagione del fuoco amico, subendolo, non farei mai lo stesso a chi oggi, rappresentando la dirigenza del partito, se ne lamenta. Niente agende alternative, niente complotti. Facciamo il lavoro di una minoranza con uno spirito positivo mai visto. Poi ci sono linee rosse che non si valicano. Ma non cannoneggiamo mai il quartier generale».
Conte non voterà i pacchetti di sostegno militare all`Ucraina. Il Pd può permettersi di sconfessare sé stesso?
«È da tempo che il M5S non li vota, Avs non li ha mai votati. Rispetto tutti ma le argomentazioni le trovo incredibili. Si sta con l`aggredito non con l`aggressore. Il Pd continuerà a stare con Kiev. Come tutte le democrazie occidentali, di centro o di sinistra. O vogliamo condividere la posizione di Afd, Vox, Vannacci?».
Ha dato a Conte del «Vannacci del campo largo», del filorusso. Se lo rimangia? Le posizioni su Kiev sono lontanissime. Che alleanza è?
«Non mi rimangio niente. Ovvio, il sostegno a Kiev è un tema della coalizione su cui non si può transigere. Sono loro, il M5S e Avs, a dover fare un passo avanti verso la ragionevolezza, requisito necessario di chi si candida a governare il Paese. O vogliamo prenderci la responsabilità di agevolare questo pessimo governo di destra, che sull`Ucraina fischietta, per via delle sue tensioni interne, e su tutto il resto non ha fatto niente? Questa cosa di “burro o cannoni”, di mussoliniana memoria, è truffaldina. È uno schema di gioco cinico e populista».
Non sembra che parli di un alleato ma di un avversario.
«Al contrario. Io penso che alla nostra coalizione servano tutti, da M5S a Iv, da Azione al centro. Ma dico no ai gruppi ristretti, alle foto claustrofobiche in pizzeria in cui i presunti azionisti di maggioranza decidono e gli altri sono i paria».
Conte però si smarca: vuole far saltare le primarie o direttamente l`alleanza?
«Non credo il protagonismo di Conte miri a far saltare l`alleanza. Credo voglia andare a Palazzo Chigi. Non mi è chiaro come voglia farlo. Si facciano le primarie e si candidi. Se pensa a qualche accrocco, se punta a giocarsela come Jep Gambardella e terremotare Schlein e il Pd, fa un clamoroso errore».