“Altro che ‘meno tasse’: in questi quattro anni la pressione fiscale è aumentata costantemente, smentendo in modo clamoroso non solo la propaganda di governo, ma anche le stesse promesse elettorali della maggioranza.” Lo dichiara la senatrice del Partito Democratico Cristina Tajani, capogruppo in Commissione Finanze a Palazzo Madama, intervenendo oggi in aula durante la discussione sul Documento di economia e finanza nel quale “si conferma – ha detto Tajani – una traiettoria in crescita della pressione fiscale: dal 41,4% del 2023 al 42,5% nel 2024, con picchi al 42,8% nel 2025 e una stabilizzazione oltre il 42,6% almeno fino al 2028.
“Il governo Meloni ha ereditato una pressione fiscale più bassa e, nonostante proclami e slogan, l’ha progressivamente aumentata – afferma Tajani –. A pagare il prezzo più alto sono il ceto medio, i lavoratori dipendenti e i pensionati, esattamente le categorie che questa maggioranza dice di voler difendere. Ma i numeri dicono altro.” La senatrice ha criticato anche la riforma dell’IRPEF, che riducendo gli scaglioni “ha diminuito la progressività del sistema, generando effetti distorsivi a carico di chi percepisce aumenti salariali contrattati, e riducendo ulteriormente la capacità redistributiva dell’imposta.”
“Siamo di fronte a un modello fiscale meno equo e meno progressivo, che contrasta apertamente con i principi costituzionali di equità orizzontale e verticale.” Tajani ha sottolineato “le continue sanatorie fiscali promosse dal governo: dalle rottamazioni delle cartelle sotto i 1000 euro alle definizioni agevolate, fino alle nuove ipotesi di condono annunciate anche in questa legge di bilancio. “Non è una questione di gettito immediato – ha detto la parlamentare dem – ma di rapporto tra Stato e cittadino. La Corte dei Conti lo ha già segnalato: con questi interventi si mina la fiducia dei contribuenti e si disincentiva la fedeltà fiscale. Così si premia chi evade e si penalizza chi ha sempre fatto il proprio dovere.” Infine, un passaggio sul tema del fiscal drag, ovvero “la perdita salariale reale dovuta all’inflazione non compensata da adeguamenti fiscali: Il governo deve restituire i 25 miliardi sottratti ai redditi da lavoro e da pensione. Si aumenti la progressività e si smetta di usare la propaganda per coprire una realtà molto diversa”, conclude Tajani.


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