“Di fiscale, inteso come redistribuzione dei tributi raccolti sotto forma di servizi, coesione sociale e sicurezza, in questo decreto c’è davvero poco”. Lo ha detto in aula in dichiarazione di voto la senatrice del Pd Cristina Tajani, che ha aggiunto: “Ieri la premier ha fantasiosamente spiegato che la pressione fiscale è un effetto ottico e non, come si studia in tutte le università del mondo, l’unico vero indicatore oggettivo di quanto pesino le tasse sul Pil”
“Secondo Meloni, – ha proseguito la parlamentare dem – la pressione a 43,1 è dovuta all’aumento dell’occupazione e alla lotta all’evasione, un’affermazione che va contro ogni logica aritmetica ma anche di buonsenso. La verità è che anche con questo dl s’introducono nuovi balzelli, come l’aumento delle imposte sui c/c delle imprese da 100 a 118 euro per racimolare circa 70 milioni, molto di più di quei 20 milioni che dovrebbero costituire un fondo per le imprese artigiane del made in Italy, per la cronaca, una media di circa 50 centesimi ad ogni azienda”
“Il governo sta aumentando la pressione fiscale e distribuisce un po’ di prebende ai partiti di maggioranza attraverso norme arraffazzonate, anche perché grazie ad alcuni emendamenti Pd alcune misure sono state cancellate. Ma quanto potrà durare questo modo di fare fronte alle emergenze del Paese? Non vi è nessuna soluzione stabile e credibile per i rincari energetici, rimandata a un nuovo decreto, con buona pace di quello che ci ha raccontato ieri la premier sul nucleare”.
“Sul tentativo poi di porre rimedio al dl bollette che ha istituito due regimi separati tra imprese delle comunicazioni e imprese energetiche in materia di teleselling, il governo ha scelto di non decidere. Questo è inaccettabile. Il Pd dice no a un provvedimento di un esecutivo non in grado di intervenire a tutela dei consumatori e delle imprese”, ha concluso Tajani.