“L’impatto della nuova tassa sulle spedizioni di pacchi di valore inferiore ai 150 euro provenienti da Paesi extra UE si sta rivelando un pericoloso boomerang per l’economia nazionale, perché i grandi colossi dell’e-commerce hanno immediatamente riorganizzato i propri flussi logistici rivolgendosi ad hub europei che non applicano una simile tassazione, come Liegi, Budapest, Francoforte o Amsterdam, dove le merci vengono sdoganate regolarmente per poi entrare in Italia via terra. Si sta determinando un danno immediato e tangibile alla competitività del sistema aeroportuale nazionale, in particolare per lo scalo di Malpensa che, nei primi quindici giorni di gennaio, ha già registrato la perdita di un numero consistente di voli cargo legati a queste spedizioni. L’Agenzia delle Dogane ha infatti confermato una riduzione del traffico di queste spedizioni pari a circa il 40 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il danno è quindi triplice: lo Stato non incassa quanto previsto, le merci provenienti dai Paesi terzi entrano comunque in Italia, aumentando il traffico di camion provenienti dagli altri Paesi UE, mentre il settore della logistica e dell’autotrasporto italiano soffre una consistente perdita di commesse, lavoro e fatturato. Per questo chiediamo al governo di quantificare l’impatto economico della tassa sui pacchi online e di tutelare il comparto spostandone l’entrata in vigore o cancellandola”. Lo dice la senatrice milanese Cristina Tajani, capogruppo del Pd nella Commissione Finanze, che ha rivolto un’interrogazione al ministro dell’Economia e al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. “Non è chiaro inoltre – continua Tajani – quale sarà l’incrocio operativo tra il contributo italiano di 2 euro e la decisione del Consiglio dell’Unione europea di introdurre un dazio doganale fisso di 3 euro a partire dal 1 luglio 2026. Quel che è certo è che la tassa-dazio già introdotta sta danneggiando il nostro Paese, come lamenta la Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica, senza assicurare il gettito previsto dal governo nella legge di Bilancio. Il governo deve quindi rivedere con urgenza le sue scelte”.


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