La lista degli stupri comparsa nei bagni in un liceo di Roma riporta in modo drammatico nel dibattito pubblico l`urgenza di soddisfare due esigenze. La prima riguarda l`introduzione dell`educazione sessuo-affet tiva nelle scuole di ogni ordine e grado, sulla quale in Italia siamo già molto in ritardo. La seconda concerne l`approvazione della legge sul consenso in materia di violenza sessuale, per sancire che se una donna dice no è no, fermata all`ultimo miglio dalla maggioranza al Senato, dove Matteo Salvini ha di fatto sconfessato l`accordo tra Giorgia Meloni e Elly Schlein. Di cosa ha paura la destra su questi due temi? L`educazione sessuo-affettiva che vogliamo come femministe include l`educazione al rispetto e alla valorizzazione della differenza sessuale, la decostruzione e ricostruzione di modelli più paritetici di relazione tra uomini e donne, la lettura critica in chiave di genere di tutti i sapevi. In sostanza, metterebbe in discussione la cultura del possesso e del dominio maschile, e con essa la visione patriarcale della famiglia e della società, motivo per cui viene ostracizzata dalla maggioranza, per la quale è giusto subordinare l`educazione sessuale al permesso dei genitori. Veniamo alla legge sul consenso, che la maggioranza ha perso l`occasione di approvare all`unanimità il 25 novembre e ha rispedito in commissione Giustizia la presidente Bongiorno ha chiarito che c`era chi temeva «una specie di improvviso ribaltamento tra una legge, quella vecchia, scritta tutta a favore dell`uomo, e l`altra, quella nuova, troppo a favore della donna». Secondo Salvini, infatti, «il consenso attuale e libero è una follia» perché «avrebbe lasciato spazio a vendette personali che intaserebbero i tribunali di decine di migliaia di contenziosi». Eccolo, il vecchio cavallo di battaglia della Lega: le false querele per stupro e molestie da cui sarebbero afflitti gli uomini nel nostro Paese nel corso delle separazioni. Una bufala sfatata dai dati. Se secondo l`indagine Istat 2025 circa 6 milioni e 400 mila donne tra i 16 e i 75 anni, pari al 30% della popolazione femminile, hanno subito in Italia una qualche forma di violenza maschile e 1 milione sono le vittime di stupro, nel 2024 secondo il ministero dell`Interno le denunce per i cosiddetti reati “spia”, compresa la violenza sessuale, sono stati poco più di 51mila. Solo il 10-15% delle donne denuncia, percentuale confermata anche dalla ricerca sui femminicidi 2017-2018 della Commissione di inchiesta del Senato sul femminicidio. Anche per paura del processo, che è un calvario tutto femminile. Senza contare che chi sporge “querela strumentale” rischiala condanna per calunnia o falsa testimonianza.
Uno scontro culturale la modifica dell`articolo 609 bis del Codice penale approvata alla Camera introduce il «consenso libero e attuale». Non c`è alcun “ribaltamento dell`onere della prova”: si sancisce il principio che per un atto sessuale serve il consenso della donna, che non dovrà più dimostrare di aver resistito con tutte le sue forze. Una rivoluzione culturale, già in gran parte compiuta dalla giurisprudenza oltre che da quasi tutti i paesi europei, perché mette al centro del reato di stupro non la costrizione, ma la volontà femminile e il diritto all`autodeterminazione. In molti sostengono che sarà difficile provare il consenso in un`aula di giustizia, ma sono gli stessi timori manifestati nel 2009 sulla complessità di provare gli stati d`ansia e di paura per gli arti persecutori, eppure da allora quel reato ha funzionato. E si tratta di quella stessa volontà richiamata dal codice come espressa o tacita per definire la violazione di domicilio. La verità è che ancora una volta sul corpo delle donne
si consuma uno scontro politico e culturale. Vincerà la visione di Salvini o quella di Bongiorno e di Meloni? La presidente della commissione Giustizia ha parlato di migliorare la fattispecie attraverso una «cascata di aggravanti». Se ne può discutere, dentro al Pd e tra le opposizioni, a patto di non snaturare la legge e di fare in fretta. Non si può che ripartire dal consenso libero e attuale e
dal riconoscimento delle condizioni di vulnerabilità della vittima. Come ha detto Elly Schlein, c`è un accordo da rispettare di fronte alle donne di questo Paese.


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