“Nel comitato ristretto come Pd abbiamo ribadito oggi la nostra linea, condivisa dalle opposizioni, e cioè che per noi il testo di riferimento rimane il ddl approvato all’unanimità alla Camera, che prevede l’introduzione nel nostro ordinamento del principio del consenso ‘libero e attuale’ nella legge sullo stupro. Non è vero che il ddl presentato dalla senatrice Unterberger sia ‘di mediazione’, perché se richiama appunto il consenso ‘libero e attuale’, subito dopo esplicita che l’assenza di consenso deve essere sempre riconoscibile. Ritorniamo dunque a quel ‘consenso riconoscibile’ che costituisce un passo indietro rispetto alla legislazione vigente e alla situazione attuale in cui le convenzioni internazionali ispirate al consenso orientano i magistrati. Il ‘consenso riconoscibile’ non aiuterebbe di certo le donne che denunciano uno stupro ad ottenere giustizia, ma implicherebbe al contrario la necessità da parte della vittima di provare di aver manifestato chiaramente il proprio diniego e di essersi difesa. Contro il ‘consenso riconoscibile’ si sono non a caso espresse tutte le associazioni delle donne e la rete antiviolenza, che operano in prima linea contro la violenza sulle donne. Inoltre, il testo Unterberger non va bene neppure sul cosiddetto ‘freezing’, cioè la situazione in cui la donna aggredita rimanga paralizzata, perché delimitare e definire troppo tale situazione significa escludere tante altre casistiche e lasciare dunque in fondo tutto nell’ambiguità e nell’impossibilità di provare. Bisogna invece evitare di definire troppo, basta l’assenza di consenso a chiarire. Non è dunque il Pd e non sono le opposizioni ad essersi arroccate, ma è bensì la maggioranza. Se la presidente Bongiorno e la maggioranza volessero fare davvero un passo avanti dovrebbero accedere all’idea di approvare il ddl uscito dalla Camera, che ha peraltro già visto l’assenso di tutte le forze politiche. Per noi l’unico vero passo in avanti per le donne sarebbe quello di stabilire per legge che solo un Sì e davvero un Sì. Altrimenti, meglio nessuna legge che una legge peggiorativa”. Lo dice la senatrice Valeria Valente, che partecipa per il Pd al comitato ristretto in Commissione Giustizia sul ddl stupri.


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