“L’avvio del comitato ristretto in Commissione Giustizia è servito a sancire che il ddl Bongiorno non esiste più, perché è un testo che farebbe arretrare le donne rispetto alle leggi vigenti. Ricordo che il dibattito parlamentare sul consenso è nato dall’iniziativa parlamentare proprio per stabilire che ‘senza consenso è sempre stupro’, come avviene in altri paesi tra cui la Spagna e fare in modo che le donne che denunciano violenza sessuale non vengano rivittimizzate in tribunale. Dunque deve essere chiaro che per noi il confronto può ripartire solo dal concetto di consenso e quindi dalla legge approvata all’unanimità alla Camera, altrimenti non può esserci alcun dialogo con questa destra”. Lo dice la senatrice Valeria Valente che partecipa per il Pd al comitato ristretto in commissione Giustizia. “Oggi abbiamo partecipato anche al presidio davanti al Senato – continua Valeria Valente – proprio per ribadire qual è la volontà delle donne. Attualmente le donne che denunciano devono affrontare nelle aule giudiziarie un percorso oneroso, fatto di migliaia di domande sulla vita privata e sulle abitudini sessuali. La storia delle false denunce è un fake, non ci risulta che quello degli uomini ‘incastrati’ sia un fenomeno esistente, mentre semmai è vero il contrario e cioè che le donne non denunciano per non affrontare un calvario. Introdurre il consenso nell’articolo 609 bis del codice penale significa rafforzare la libertà e l’autodeterminazione femminile rispetto al corpo e alla sessualità. Per fare un passo avanti serve una legge sul consenso. Altrimenti ci teniamo la legge vigente, che è stata interpretata anche alla luce delle convenzioni tra cui quella di Istanbul e dei pronunciamenti della Corte europea dei diritti e della Cassazione. Parlare di dissenso significa peggiorare la situazione e riproporre lo schema secondo il quale la sessualità maschile è dominante ed è la donna a dover provare di essersi ribellata, opposta con tutte le proprie forze e ciò non è accettabile”


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