“Il segnale che arriva dal Parlamento europeo è quello che sosteniamo
come Partito democratico e come forze di opposizione, a partire dal voto unanime
espresso alla Camera sul testo di legge che mettendo il consenso al centro modificava
finalmente il 609 bis, il reato che definisce la violenza sessuale. Lo abbiamo detto
sin dalle prime battute, è violenza sessuale tutte le volte che non c’è consenso. In
assenza di consenso è sempre violenza e stupro. Lo abbiamo detto noi, lo hanno detto
dopo di noi e insieme a noi le associazioni, le reti e i centri di violenza che sono
scesi in piazza per chiedere alla presidente Bongiorno e alla premier Meloni di
ritornare sui loro passi e soprattutto di considerare le nostre posizioni come
posizioni non solo ragionevoli ma giuste”. Così Valeria Valente, senatrice Pd,
componente della Commissione Femminicidio, in merito al voto del Parlamento europeo
che ha ribadito il principio dell’assenza di consenso come indicatore della violenza
sessuale.
“Erano andate in questa direzione – aggiunge la parlamentare dem – anche tante
audizioni che abbiamo rifatto qui in Senato. C’è già, e questa è stata anche una
delle ragioni che abbiamo provato a sostenere nel corso della nostra battaglia
parlamentare e nelle piazze, una giurisprudenza consolidata, una giurisprudenza che
si ancorava a una giurisprudenza internazionale, che a sua volta si ancorava a
convenzioni internazionali che ormai sono consolidate e vanno in questa direzione. E
del resto – sottolinea Valente – non si spiegherebbe diversamente il fatto che
tantissimi Paesi europei ormai hanno messo il consenso al centro. In questo senso
possiamo dire che quasi non ci sorprende, ma ci conforta e ci dà sostegno la
pronuncia di oggi del Parlamento europeo, che crediamo debba necessariamente
coinvolgere il senso di responsabilità di questa destra, che impedisce ancora
soltanto all’Italia di non avanzare su questo terreno, e soprattutto non consente
alle donne non solo di enunciare in termini astratti il principio della libertà,
dell’autodeterminazione sul proprio corpo e sulle proprie scelte sessuali, ma di
rendere questo un principio concreto, effettivamente riscontrabile e quindi anche
nelle prassi giudiziarie di vedersi riconosciuto questo diritto”. “Noi crediamo –
conclude la senatrice, parte del comitato ristretto che in Senato sta analizzando il
provvedimento sulla violenza sessuale – che la destra debba ritornare sui propri
passi: lo vedremo in comitato ristretto il 5, ci aspettiamo una proposta della
presidente Buongiorno e soprattutto della maggioranza che vada in questa direzione,
crediamo che sia giunto il tempo: l’Italia è pronta, le donne italiane sono pronte,
speriamo che a impedirci di andare avanti non sia questa destra, che ancora una volta
sul terreno dei diritti delle donne fa tante parole ma pochi fatti”.