“Ci riserviamo di leggere l’atto, ma se quanto viene riportato dalla stampa venisse confermato, con la sentenza del tribunale di Venezia che ha assolto un uomo di 52 anni perché la versione dei fatti di una ragazza di 15, che lo aveva denunciato per violenza sessuale, non è stata ritenuta attendibile e convincente e quindi lei è stata considerata consenziente, ci troveremmo di fronte a un drammatico arretramento dell’applicazione del diritto che conferma quanto servano sia la legge sul consenso che la formazione e la specializzazione degli operatori della giustizia”. Lo dice la senatrice del Pd Valeria Valente, componente della Bicamerale femminicidio. “In questa terribile vicenda – prosegue Valente – rischia di emergere in modo drammatico la mancata lettura delle dinamiche della violenza maschile, segnate dall’abuso di potere specie se di un adulto nei confronti di una giovanissima ragazza. L’adescamento sui social degli adolescenti da parte degli adulti è una pratica purtroppo diffusa. Acconsentire a un incontro non può e non deve significare acconsentire a un atto sessuale. La violenza sessuale matura anche in un contesto di pressione psicologica e di vulnerabilità, dovuta per esempio alla forte differenza di età. Insomma, se il quadro che sembra emergere fosse confermato, ci ritroveremmo di fronte all’ennesima sottovalutazione e mancata corretta valutazione della dinamica brutale della violenza”


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