“Mentre il rapporto annuale dell’Istat registra che nel 2026 esiste ancora in Italia una gigantesca questione femminile sotto gli occhi di tutti, il ministro Tajani non perde occasione per pronunciare parole assurde. Forse in un modo tutto suo intendeva sostenere, contro i suoi alleati di governo, che c’è bisogno di più migranti regolari perché li chiedono le imprese. Ma la denatalità non c’entra nulla e non è certo solo una questione di volontà, ma è un fenomeno sociale con precise cause sociali”. Lo dice la senatrice del Pd Valeria Valente.
“L’Istat – continua Valente – conferma oggi che le donne lavorano meno degli uomini, vengono pagate in media 2000 euro in meno all’anno, svolgono il 90% del lavoro domestico e di cura, pagato e non pagato, e si sobbarcano in media più di 5 ore al giorno di lavori domestici, mentre gli uomini solo 2. E la situazione è ovviamente peggiore nel Mezzogiorno. Certo, si registra un lento miglioramento rispetto a qualche decina di anni fa. Ma tutto questo continua a incidere anche sulla natalità, perché 6,6 milioni di persone nel nostro Paese hanno rinunciato ad avere figli o ne hanno meno di quanti vorrebbero. E il governo Meloni? Fa finta di non vedere. Ha respinto la proposta del Pd sul congedo paritario di 5 mesi retribuito al 100 per cento, ha tagliato l’obiettivo dei posti nido previsto dal Pnrr, ha incentivato il part time tra le donne, ha fatto poco e niente per le giovani donne, pur facendo propaganda per la natalità. Eppure liberare le energie delle donne e fare dell’Italia un paese per donne e per giovani costituirebbe un gigantesco volano anche per l’economia, lo sappiamo e non da ora”.