“La destra ha usato il tema della sicurezza come un tratto identitario, ma il loro modello securitario – più reati, più pene, più carcere – ha fallito in modo clamoroso. Hanno proposto un patto: più uso della forza contro meno libertà. Ma le cittadine e i cittadini si sentono più insicuri oggi di 4 anni fa, i delitti da strada come furti e rapine sono in aumento, così come la violenza sessuale contro le donne e i reati violenti che coinvolgono i minori. E’ successo anche perché la ricetta del governo Meloni è totalmente sbagliata. Oltre alla repressione ci vuole prevenzione, controllo del territorio. Bisogna rafforzare la partecipazione delle persone alla vita collettiva, sostenere le comunità e le città come chiedono da tanto i sindaci, abbandonati dalla destra. Invece abbiamo assistito a un crescendo di politiche repressive, fino ad arrivate all’ultimo decreto sicurezza, il più liberticida, con norme che limitano la possibilità di manifestare il dissenso e che colpiscono soprattutto i più giovani. Sulle donne e sui giovani, in particolare, questo governo mostra tutto il suo limite culturale, proprio non ce la fanno”. Lo dice la senatrice del Pd Valeria Valente, a Torino per intervenire all’evento ‘La Sicurezza è un bene comune – Per tornare protagonisti al Nord, in Italia e in Europa’, promosso da Energia Popolare per il Partito democratico.

“Il corto circuito culturale della destra sulla sicurezza – continua Valente – è evidente sulle politiche per le donne. Da un lato siamo riusciti ad approvare con loro il nuovo reato di femminicidio, che ci voleva per riconoscere specificità alla dinamica della violenza contro le donne, dall’altro hanno bloccato la legge sul consenso, perché hanno un’impostazione culturale arretrata e maschilista. E l’Istat registra che la violenza sessuale è in aumento dal 6,4 al 7,3%. Lo stesso vale per i giovani: hanno previsto inasprimento delle pene, daspo per i minorenni, norme più repressive sui coltelli e sulle droghe leggere, ma poi non vogliono l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, sottoposta con il ddl Valditara al consenso dei genitori, mentre aumentano le violenze sessuali e gli stupri tra minorenni. Le violenze subite dalle giovanissme sono arrivate al 37,6%. Questa purtroppo è la realtà. E per loro i dati sono scomodi: aspettiamo ancora che la legge 53/22 sui dati in materia di violenza contro le donne venga attuata. Perché i dati servono non solo per capire l’impatto e la scelta delle politiche, ma anche a sfatare falsi racconti e in alcuni casi l’uso di una pessima propaganda”.


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