“Noi oggi scriviamo un pezzo di storia nel percorso di emancipazione e di libertà delle donne, un pezzo di storia che segna il diritto e rappresenta un punto di non ritorno nel progresso storico dell’ordinamento giuridico italiano e non solo. Se il 35% degli uomini dopo aver ammazzato una donna si suicida, può costituire questa legge un deterrente? No, ma può cambiare il sentire comune, come è accaduto nel 1976 con il passaggio del reato di violenza sessuale a reato contro la persona. Anche allora si discusse molto: si risolsero gli stupri? No, ma si cambiò profondamente la percezione di quel reato, per sempre. Questo non è dunque un provvedimento tra i tanti, ma una legge che fa fare un salto di qualità al codice penale”. Lo ha detto in Aula la senatrice del Pd Valeria Valente, componente della Bicamerale femminicidio.
“La lotta contro la violenza sulle donne – ha proseguito Valente – è fatta di tanti piccoli tasselli, di impegni quotidiani da dispiegare purtroppo ancora forse per decenni. Nessuna legge, nessun atto è di per sé risolutivo, lo sappiamo. E certamente servono educazione, formazione, investimenti sui centri antiviolenza. Il femminicidio è già passato nel linguaggio comune, grazie al femminismo, ma finora non era un reato, da oggi può diventarlo. Ha un valore simbolico nominare le cose con il loro nome, dargli un significato, farle vivere ed è questo che fa questo ddl. Si opera un salto di qualità: cade la pretesa neutralità del codice penale e si comincia a sessuarlo. E’ un salto di qualità perché dietro quella presunta neutralità si legittima un sistema che ha una declinazione tutta al maschile. Le donne per il codice penale sono invisibili, oggi lo sono un po’ meno. Si riconosce che le donne vengono uccise dagli uomini per dominio, potere, controllo, sopraffazione, a seguito di un rifiuto, per negare libertà e scelte di autodeterminazione. Verbalizzare tutto questo ha un significato non solo penale, ma sociale. Questo risultato non era scontato e di questo si deve ringraziare la maggioranza e le forze di opposizione. Questo ddl ha un radicamento nel comma 2 dell’articolo 3 della Costituzione, laddove si prescrive che la Repubblica possa utilizzare strumenti dispari per superare situazioni dispari”.