Valeria Valente, senatrice del Pd, avvocata, profonda conoscitrice del tema della violenza sulle donne: il nuovo testo del ddl sul consenso elimina la parola consenso? Che cosa è accaduto?
«Secondo me ha prevalso la volontà di una parte della maggioranza che ha sempre temuto questa norma perché garantiva davvero alle donne una maggiore libertà nella scelta della propria sfera sessuale. Gli uomini, invece, sono abituati a dominarla e non vogliono perdere questo dominio». ù
Quindi che cosa accadrà?
«Assistiamo a un arretramento rispetto anche a una giurisprudenza largamente applicata. I giudici sono andati avanti emettendo sentenze in cui l`assenza di consenso era alla base della condanna degli uomini che avevano commesso uno stupro. Adesso così si rischia un pericoloso passo indietro».
Proviamo a fare un esempio di quello che potrebbe accadere?
«Se una donna rimane pietrificata dalla paura di fronte a un uomo che vuole avere un rapporto contro la sua volontà, durante un processo avrà molta più difficoltà a provare di non averlo voluto. Anche se si tratta, per esempio, di uno stupro di gruppo».
Giulia Bongiorno, l`avvocata delle donne, aveva detto in modo chiaro che non ci sarebbe stata alcuna marcia indietro sul principio del consenso, definendolo «l`elemento più importante» del reato. E poi?
«E poi la parte più retrograda e arretrata della maggioranza ha fatto muro con una resistenza visibile ed esplicitata che è riuscita ad avere la meglio anche sull`avvocata delle donne».
Una resistenza tutta interna alla Lega. Della Lega è Giulia Bongiorno e della Lega è il leader Matteo Salvini, il primo a esprimere perplessità sul ddl perché lascia troppo spazio alla libera interpretazione del singolo e rischia di intasare i tribunali e alimentare lo scontro invece di ridurre le violenze.
«La posizione di Salvini non trova alcuna giustificazione nelle cifre. Non ci sono statistiche che provino l`esistenza di un fenomeno di denunce false superiore rispetto a quello di qualsiasi altra fattispecie di reato. Esistono invece cifre evidenti sul fatto che le donne non denunciano le violenze perché si sentono colpevolizzate. Il67% di quelle che subiscono violenze non racconta nemmeno alle amiche o a una sorella la violenza subita».
Esisteva un accordo tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein sul consenso.
«Bisognerebbe chiedere a Giorgia Meloni che cosa ne pensa ma la maggioranza non ha rispettato il patto siglato dalla sua presidente del Consiglio».
Secondo Giulia Bongiorno questa legge valorizza la volontà della donna, quindi rispetta le richieste della presidente del Consiglio di approvare provvedimenti in questo senso.
«Sono sbigottita di fronte a questa affermazione. Un conto è la volontà, un`altra è il consenso. Il consenso vuol dire esprimersi con parole o anche con atti, come un bacio o un abbraccio. In questi anni i giudici, guidati anche dalle Convenzioni internazionali e dalle pronunce giurisprudenziali, hanno individuato numerosi elementi per capire se c`è stato o meno consenso, con questa formulazione si compromette tutto questo lavoro. Siamo di fronte a un arretramento significativo e pericoloso. Mi dispiace che le donne della maggioranza non si siano espresse per denunciare questa marcia indietro».
Come vi regolerete nell`approvazione del ddl?
«Giulia Bongiorno ha detto di voler adottare questa formulazione come testo base. Martedì valuteremo che cosa fare anche in sintonia con chi ogni giorno si batte per le donne, a partire dai centri e dalle reti antiviolenza».
Vi sentite tradite?
«Sì. Abbiamo sempre provato a cercare dei punti di convergenza sul terreno del contrasto alla violenza maschile, rinunciando a logiche di parte. Questo strappo pesa molto, si consuma sulla pelle delle donne e crea preoccupazione per quello che accadrà. C`è ancora spazio per fermarsi. Sarebbe davvero paradossale se a fare indietreggiare le donne su un terreno tanto importante come quello della libertà di scelta sul proprio corpo e sulla propria sessualità fossero due donne, la presidente Bongiorno e la presidente Meloni».


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