Le donne in politica spesso devono fare i conti con commenti sessisti a cui i colleghi uomini sono immuni. Ci si fa mai l’abitudine?
«No, ed è giusto così, significa non arrendersi al fatto che il maschilismo, dovuto alla cultura di stampo patriarcale in cui viviamo immersi, sia scontato. Non è così. Una società basata sul rispetto e la valorizzazione della differenza di genere è possibile».
È netta la posizione della senatrice Pd Valeria Valente, avvocata, componente della Bicamerale Femminicidio, tra le prime ad esprimere solidarietà alle sue colleghe coinvolte nel sito phica.eu. Senatrice, lei ha parlato della sottrazione, manipolazione e pubblicazione sul web delle foto all’insaputa delle interessate come nuova frontiera della violenza maschile. Ma la mobilitazione #MeToo non è servita a nulla? Perché resiste questa mentalità?
Il #MeToo ha rappresentato un momento molto importante per le donne. La ribellione a un sistema di sessismo e violenza che nel mondo dello spettacolo, e non solo, andava avanti da sempre. Il coraggio di dire, tutte insieme, “ora basta” e anche, alle altre, “io ti credo”. Ma questa mentalità resiste perché il retaggio patriarcale è profondo. È un modello culturale e sociale per il quale i corpi delle donne sono merce da possedere e scambiare. Però dobbiamo essere fiduciose, la liberazione da questo sistema è un processo lento ma inesorabile. C’è il tema più generale dell’impunità dell’online: non sono solo le donne a essere prese di mira, ma anche i minori, i fragili.
Come rendere il web un ambiente più abitabile?
Credo che il tema della responsabilità delle piattaforme mediatiche ci sia tutto, è inaccettabile che siti, forum, profili della natura di “Mia moglie” e “Phica.eu” o di altri che prendono di mira i minori possano andare avanti per anni nel silenzio e nella complicità sottesa e nascosta di tanti. Non si può certo invocare, come qualcuno fa, la libertà di espressione per contenuti del genere. C’è anche il tema della sottrazione e della manipolazione delle foto, del diritto all’identità. La violenza aggiorna i suoi strumenti e prova a resistere, ma la matrice è sempre la stessa: bisogna evolvere anche nel contrasto. Per questo ho parlato di nuova frontiera e per questo come Pd abbiamo chiesto che la Bicamerale femminicidio svolga un’indagine specifica. Serviranno nuove regole perché il web non sia terra di nessuno. Mettiamoci dal punto di vista degli uomini, che idea si è fatta sugli autori dei commenti sessisti sul sito che poi è stato chiuso?
Credo che purtroppo siano uomini normali, sono il vicino della porta accanto, non malati, né folli, solo drammaticamente espressione di una cultura precisa. E qui aggiungo una questione importante: è necessario che anche noi donne ribaltiamo lo stereotipo. In gioco non ci sono la dignità, l’onorabilità, la reputazione delle donne vittime, ma quella degli uomini carnefici. Come ha chiarito definitivamente Gisèle Pelicot, sono questi uomini abusanti a dover portare tutto intero il peso della vergogna. Vedere online le proprie foto significa subire una violenza. Ma i colpevoli sono coloro che le postano, le donne possono e devono reagire a testa alta, come stanno facendo, denunciando. E a quelle che non ce la fanno diciamo semplicemente: non siete sole. Basta anche coi sensi di colpa, liberiamocene.
E dei mariti o compagni della piattaforma “Mia moglie” cosa pensa? Ci sono anche problemi di relazione tra i sessi?
Il modello del dominio maschile prevede che la donna sia una proprietà privata, un corpo a disposizione. Credo che questi uomini nel condividere foto rubate nell’intimità a mogli, amanti e persino figlie, pensino di esercitare un loro diritto e di esprimere così potere e status nel branco. Dietro la violenza contro le donne c’è la volontà di potere e di sopraffazione, lo sappiamo da tutte le indagini fatte anche con la Commissione Femminicidio. Il problema di relazione tra i sessi c’è. Man mano che le donne, grazie alla rivoluzione femminile e femminista, acquisiscono diritti e potere sui propri corpi, sulle proprie vite e nella società gli uomini perdono il controllo ed entrano in una sorta di crisi di identità. Per questo serve un profondo cambiamento culturale, innanzitutto maschile.