Il ministro Alessandro Giuli «certifica, con un anno di anticipo, che il governo Meloni è di fatto finito. Non fanno politica, fanno occupazione di poltrone sulle spalle dei bisogni del Paese. C`è tutto il fallimento della destra e il tradimento nei confronti degli italiani».
Il senatore Pd Francesco Verducci, componente della commissione Cultura di Palazzo Madama, alla luce dell`ultimo caso che ha coinvolto il ministero parla di «lotta di potere» all`interno della maggioranza. Alla base del licenziamento del capo segreteria tecnica Emanuele Merlino ci sarebbe il mancato controllo sul finanziamento al documentario su Giulio Regeni. Il ministro vuole rimediare mandandolo via?
«Il mancato finanziamento è un`offesa e una ferita per tutta la coscienza del Paese. Siamo di fronte a una vicenda gravissima, vergognosa e inquietante. Quella di Giuli è un`ammissione di responsabilità: certifica che è lo staff del suo ministero, tutt`uno con la cerchia di potere di palazzo Chigi, ad essere responsabile di questa nefandezza. Ma questo atto del ministro non salva la sua coscienza né tantomeno quella del governo Meloni».
Viene licenziata anche la segretaria particolare Elena Proietti. Perché il ministero della Cultura è ancora nella bufera?
«È evidente a tutti che siamo di fronte a un governo che ha sostituito le politiche culturali con una ossessiva volontà di occupazione feroce condita da una campagna di denigrazione contro questo settore». Merlino è uomo fidato del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. È qualcosa che va oltre il ministero?
«Questa vicenda è l`emblema del fallimento di tutto il governo, trascinato dentro una guerra interna che mette in chiaro le responsabilità, una lotta tribale senza esclusione di colpi, sulla pelle dei lavoratori del settore».
Da poco Giuli ha stanziato venti milioni in più per il cinema.
«Dopo aver però ignorato per anni una crisi drammatica. Ci sono stati tagli in ogni legge di bilancio. tagli che in molti casi hanno costretto alla fame interi settori, a cominciare dalle maestranze. Sono stati fatti passi indietro rispetto al passato cancellando i nostri provvedimenti».
Per esempio?
«Eravamo riusciti ad approvare una norma, quella sull`indennità di discontinuità, tassello fondamentale di welfare universale, per i lavoratori delle arti e dello spettacolo. Norma nata durante i giorni drammatici del Covid e questo governo l`ha neutralizzata trasformandola in una mancia che non serve a nulla».
Chiederete di riferire in Aula?
«È un governo che non ha più né credibilità né reputazione, prima andrà a casa, meglio sarà per i cittadini. Il referendum è stato un voto di sfratto, un voto di sfiducia contro Meloni».


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