Walter Verini, senatore del Pd e componente della commissione antimafia, Ranucci non condurrà più Report. Come lo valuta?
«Hanno colpito, con una trasmissione che non ha mai fatto sconti a nessuno, un presidio del servizio pubblico, del giornalismo d`inchiesta. Soffrono controlli, contropoteri, contrappesi. Non sanno cosa sia una autentica democrazia liberale».
Non era diventato difficile proseguire come nulla fosse, dopo che sono emersi i rapporti tra Ranucci e il mandante reo confesso dell`attentato contro il giornalista, Lavitola?
«Quella frequentazione è stata gravemente inopportuna, lo abbiamo detto subito. Ma non ha mai influenzato la trasmissione e ha prodotto un gravissimo attentato di cui Sigfrido Ranucci è stato vittima. Ranucci e i suoi giornalisti avrebbero avuto il diritto di decidere insieme come continuare. E sarebbe stato poi il pubblico a decidere se confermare ascolti e fiducia che la trasmissione ha sempre registrato. Invece in Rai hanno eseguito i diktat di Via della Scrofa e Lega».
Report però andrà avanti lo stesso.
«La domanda che mi pongo io è un`altra: con queste decisioni che fine farà la Rai?».
La reputa una decisione politica.
«Largamente politica. Ma con la P minuscola, perché intrisa di arroganza e visione proprietaria del servizio pubblico. Del resto questa è la classe politica che non recepisce il Media Freedom Act nonostante l`avvio della procedura di infrazione».
La Rai deve essere riformata, recidendo il rapporto con i partiti?
«Sì. Difendere il servizio pubblico vuol dire fare una riforma che governo e partiti dovrebbero davvero scrivere guardando con visione alla più grande industria culturale del Paese. Ma da un governo che chiude Rai Scuola, che non vuole tutelare i giornalisti difendendoli dalle querele temerarie, cosa possiamo aspettarci? Un servizio pubblico radiotelevisivo dovrebbe accompagnare e stimolare con grande indipendenza e visione le grandi sfide contemporanee».
Lei pensa che Ranucci sarà candidato alle prossime Politiche?
«Credo che Ranucci avrà ancora molto da dire e da fare come giornalista e per la difesa della libertà di informazione. Non mi pare il caso che qualcuno lo tiri per la giacca, facendogli indossare magliette che magari lui stesso non vuole indossare».