“Leggo con sorpresa che, secondo il ministro Foti, il Consiglio d’Europa avrebbe dato un via libera al ‘’modello Albania”. Mi pare una interpretazione di comodo lontana dall’effettivo testo adottato ieri a Chisinau tanto più che il Consiglio d’Europa non ha titolo per decidere sulle politiche migratorie degli Stati membri. La dichiarazione di Chisinau ribadisce che i diritti umani sono universali e non negoziabili e che la Corte europea dei diritti umani (CEDU) è indipendente e il suo compito è di garantire i diritti e le libertà delle persone che non trovino tutela a livello nazionale. Rispetto alle politiche migratorie la Dichiarazione sottolinea che gli Stati nel controllare l’ingresso e il soggiorno di cittadini stranieri hanno sempre l’obbligo di rispettare la Convenzione europea dei diritti umani, in particolare riguardo al principio di non discriminazione, al divieto assoluto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti, al rispetto della vita privata e familiare, soprattutto quando si tratta di detenzione, espulsione e rimpatrio. Quanto al ruolo della Corte, che qualcuno avrebbe voluto vedere ridotto e messo in discussione, la Dichiarazione ribadisce la sua autonomia e indipendenza. Capisco che di fronte al fallimento dei centri in Albania che è sotto gli occhi di tutti, si tenti oggi di strumentalizzare anche il Consiglio d’Europa che, invece, insieme alla nostra Costituzione resta nonostante tutto un faro per i diritti umani, per la democrazia e per lo stato di diritto. Resto convinta che l’esternalizzazione non rappresenti la soluzione al problema dell’immigrazione”. Così la senatrice Sandra Zampa, presidente della commissione migrazione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, risponde al ministro Foti.


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