“Apprendiamo con gioia la notizia del trasferimento agli arresti domiciliari di Aung San Suu Kyi che, dopo cinque anni di detenzione seguiti al colpo di Stato militare, finalmente esce dalla prigione nella capitale Naypyidaw. La decisione assunta dall’attuale presidente Min Aung Hlaing è dovuta, ma deve rappresentare solo il primo passo nella direzione di un ritorno alla vita normale per la premio Nobel. Ora occorre che le sia permesso di riallacciare le relazioni con amici e familiari, a partire da suo figlio Kim Aris, che ha ricevuto una sola lettera dalla madre in oltre tre anni e mezzo di detenzione, segno di un isolamento pressoché totale. Occorre anche che possa tornare ad avere relazioni politiche e istituzionali e che la comunità internazionale possa ristabilire un dialogo con l’ex Consigliera di Stato del Myanmar, dopo che il collegio militare che l’aveva portata in carcere aveva annullato l’esito delle elezioni che le avevano consentito di guidare il Paese.
Dunque, quello degli arresti domiciliari è un primo passo, cui devono seguire rapidamente ulteriori sviluppi concreti”.
Lo dichiara la senatrice Sandra Zampa, presidente del gruppo interparlamentare sul Myanmar.