Il Pd è stato snaturato, era nato per «parlare a tutti» e ora invece rischia di diventare una versione «bonsai» del partito che avrebbe dovuto essere. Sandra Zampa fa parte della generazione che ha visto nascere il Pd, storica collaboratrice di Romano Prodi, parlamentare dal 2008, sottosegretaria alla Salute nel Conte II, è tra i “riformisti” che si sono trovati a Milano e che chiedono una correzione di rotta a Elly Schlein. Il Pd ha appena festeggiato i 18 anni, si «spera che superi certe passioni adolescenziali e che finalmente arrivi alla maturità».
Schlein rivendica il merito di avere dato un`identità a un partito che non era «né carne né pesce»…
«Nel momento in cui dice questo è come se confermasse di avere scelto di rivolgersi solo ad una parte dell`elettorato. Ma la forza del Pd è sempre stata la capacità di parlare a una platea più vasta. Noi ci battiamo perché è stato tradito il senso di quel progetto, è grottesco appaltare ad altri ciò che può fare il Pd».
Il Pd “riformista” di Renzi ha perso, prese il 18,8% nel 2018. Non è logico un profilo più di sinistra con Meloni al governo?
«Non abbiamo perso perché la linea era riformista, sono stati commessi errori politici. E c`era stata una scissione, se sommiamo il 3, 3% di Liberi e uguali arriviamo al 22%, più o meno quanto il Pd è stimato dai sondaggi attuali. Il primo Pd di Veltroni arrivò al 34%, con Renzi – con tutti i suoi limiti – al 41%. È semplicistico e frutto di una cultura vecchia questo uso degli aggettivi “moderato”, “radicale”, “di centro”, “di sinistra”… Il Pd deve esprimere tutte queste culture e aspirare a essere un forte baricentro della coalizione. Ha bisogno del pluralismo che lo aveva reso più forte».
La segretaria però ne rivendica il carattere “plurale”…
«Il pluralismo va praticato, non solo declamato. La natura del partito è già cambiata e non ricordo che se ne sia discusso negli organi di partito. La segretaria dice che sta attuando la piattaforma che ha presentato alle primarie. Ma un conto è accentuare una sensibilità, altra cosa è cambiare l`identità del partito. E ho trovato molto offensivo che Schlein abbia detto che “qualcuno ha nostalgia di un Pd che governa con la destra”. Il Pd aderì a quei governi per salvare il Paese e molti di coloro che erano ministri sono nella sua maggioranza del congresso».
Ma se la discussione è sull`identità del partito voi riformisti non dovreste chiedere subito un congresso?
«Il congresso ha una data prevista dallo statuto. Ma si fa un passo dopo l`altro, vediamo che risposte verranno date alle domande poste a Milano. Il titolo della giornata era “Crescere”, e non parliamo solo della crescita economica. Dobbiamo allargare, non restringere. Non va bene un Pd che si rimpiccolisce, identitario, che si fa bonsai. E penso sia giusto e legittimo che la minoranza faccia sentire la propria voce. Un partito in cui non si discute è in asfissia e per troppo tempo abbiamo rinunciato a dire la nostra».
A volte sembra che non vi sentiate più a casa nel Pd. Guardate anche a ciò che si muove fuori?
«Fino a quando abbiamo voglia di combattere evidentemente ancora crediamo che sia ancora casa nostra. Certo, poi dipende anche dalle risposte che si daranno».