“Le tensioni internazionali e l’escalation militare nel Golfo Persico non possono essere lette con la lente del cinismo economico. La logistica è un settore strategico per il nostro Paese, ma soprattutto è fatta di donne e uomini che ogni giorno lavorano nei porti, nei magazzini, sulle navi, nei camion e nei centri di distribuzione per garantire il funzionamento dell’economia e sostenere le proprie famiglie. Per questo trovo profondamente sbagliate le parole del presidente della Regione Liguria Marco Bucci, che ha definito la crisi in corso anche come una possibile opportunità per la logistica. La guerra non è mai un’opportunità per nessuno”. Lo dichiara il senatore del Partito democratico Lorenzo Basso, vicepresidente della Commissione Trasporti, Ambiente e Innovazione tecnologica del Senato, che aggiunge: “Le crisi internazionali e i conflitti armati non rappresentano mai un’occasione di sviluppo: comportano invece instabilità, aumento dei costi energetici, blocco delle rotte commerciali e rischi concreti per chi lavora nelle catene di approvvigionamento globali. Dietro ogni container che attraversa il Mediterraneo o ogni nave che entra nei porti liguri ci sono lavoratori che svolgono un servizio essenziale per il Paese. “La logistica – prosegue il parlamentare dem – non è un concetto astratto: sono persone in carne e ossa, lavoratrici e lavoratori che ogni giorno tengono in piedi il nostro sistema produttivo. Pensare che un conflitto, con tutto il carico di violenza, distruzione e sofferenza che porta con sé, possa essere interpretato come un’opportunità economica significa perdere di vista la realtà del lavoro e la responsabilità che la politica deve avere verso chi lo svolge. La guerra produce prima di tutto tragedie umane. Migliaia di cittadini innocenti pagano il prezzo più alto dei conflitti, mentre le tensioni geopolitiche destabilizzano i mercati, mettono in difficoltà imprese e lavoratori e rischiano di colpire duramente anche un territorio come la Liguria, dove porti e logistica rappresentano una componente fondamentale dell’economia e dell’occupazione”, conclude Basso.
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