“Quello che è acceduto in Veneto è un fatto positivo. E’ importante che quella regione abbia approvato la legge sul fine vita. Quello che non è più sopportabile è che il Parlamento non riesca ad approvare una legge nazionale. Non è possibile che le regioni siano costrette a muoversi autonomamente, certo nei limiti imposti dalla Corte costituzionale, per cercare di rispondere ad una esigenza sempre più forte. In questo caos medici, infermieri, asl e ospedali si muovono con grande difficoltà. Per questo non è più tollerabile il silenzio e l’inerzia a livello parlamentare di questo governo e di questa maggioranza.
Da tempo chiediamo la calendarizzazione del fine vita in aula al Senato. Cosa aspetta la maggioranza? Da FI sono venute aperture. Ne prendiamo atto.
Ma deve essere chiar una cosa: il Pd non sosterrà mai le posizioni della destra più retrograda, che vorrebbe escludere il sistema sanitario nazionale da una materia così delicata. Per noi questo è inaccettabile: vorrebbe dire concedere un diritto solo a chi può pagare, rivolgendosi ai privati. Non proprio la garanzia di un diritto universale. E per questo motivo l’ipotesi dell’intromoenia non basta perché codifica solo il principio che chi può paga. È ora che il governo esca allo scoperto: cosa farà ora con la scelta del Veneto? Impugnerà la legge come ha fatto con Sardegna e Toscana? Purtroppo a causa dell’ignavia del governo rischiamo di avere 20 modelli diversi di fine vita. Sarebbe una vergogna per il nostro Paese che da troppo tempo aspetta una legge di civiltà”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia.


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