“La Corte dei Conti ha compiuto un atto di ordinaria amministrazione, come accade da sempre quando i conti non tornano. Lo ha fatto con governi di ogni colore e nei confronti di enti territoriali di ogni livello.
Aver negato il visto di legittimità alla delibera CIPE del 6 agosto 2025 sul Ponte sullo Stretto, sospendendone l’efficacia, non è lesa maestà ma un atto di tutela: tutela dei cittadini e dello stesso governo, che gestisce risorse della collettività. È un controllo di legittimità e di regolarità contabile, non di opportunità politica.
Noi siamo contrari all’opera, la maggioranza è favorevole: ma la Corte dei Conti non è né contraria né favorevole. Essa ricorda semplicemente come si spendono i soldi pubblici. La domanda vera è: è ancora possibile essere trasparenti sull’uso delle risorse pubbliche, o chi governa ritiene di poterne disporre senza limiti?
Già a settembre la Corte aveva chiesto al Dipartimento per la programmazione economica della Presidenza del Consiglio integrazioni sul piano economico-finanziario, l’allineamento del progetto alle prescrizioni ambientali e sismiche e chiarimenti sulle coperture, dopo un aumento dei costi di oltre il 50% senza nuova gara.
I giudici contabili hanno inoltre segnalato l’esclusione dell’Autorità di regolazione dei trasporti e del Nucleo per la regolazione dei servizi pubblici, organi che garantiscono trasparenza e tutela dell’interesse generale. È dunque uno stop fondato su principi di legalità, non un atto politico.
Le reazioni del governo, che parla di “atto di invasione” e di “blitz politico”, mostrano una grave e crescente insofferenza verso ogni forma di controllo indipendente. La Corte non ha bocciato il Ponte, ma la superficialità con cui si è tentato di impegnare 13,5 miliardi di euro di denaro pubblico.
E ciò che colpisce, da Verona e dal Veneto, è che mentre il governo reagisce con rabbia ai controlli, ignora le vere urgenze dei territori: risorse per i trasporti, la logistica, le aree produttive e le zone interne, sempre più isolate in una fase economica difficile. Non c’è un solo euro nella legge di bilancio per le infrastrutture venete fuori dai programmi del PNRR, quelli stessi che la destra ha sempre contestato.
Oggi è tempo di parlare di futuro: di come una grande regione produttiva, spina dorsale dell’economia del Nord-Est, possa affrontare questa fase con strumenti adeguati. Dal governo, invece, arriva solo un secco no.
Il Veneto non chiede grandi opere di propaganda, ma infrastrutture utili e sostenibili per collegare città, distretti industriali e aree interne.
Questa vicenda conferma che non esiste una visione nazionale degli investimenti pubblici: solo centralismo, arroganza e disprezzo delle regole.
La nostra battaglia, in Veneto come in ogni regione d’Italia, è per un Paese efficiente, che rispetta la legalità e ascolta davvero i territori”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia partecipando a Verona, con l’assessore Federico Benini, ad una iniziativa elettorale del Pd a sostegno di Giovanni Manildo, candidato del centrosinistra a presidente della regione Veneto.


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