“Noi abbiamo appreso che persone informate sui fatti sono state ascoltate fuori dalla sede della Commissione, in una caserma di Polizia, con modalità che non trovano, a nostro avviso, fondamento nella legge istitutiva della Commissione, probabilmente nemmeno nella natura stessa della funzione parlamentare d’inchiesta.
Non stiamo discutendo di questioni procedurali. Vorrei essere molto chiaro. Qui non stiamo discutendo di un errore amministrativo. Qui stiamo discutendo del fatto che prerogative attribuite dal Parlamento a una Commissione parlamentare sono state esercitate da soggetti estranei alla Commissione stessa, nel senso che non sono parlamentari, attraverso deleghe che, se confermate, rappresenterebbero una lesione gravissima alle prerogative parlamentari. E su queste ‘deleghe’ non c’è stato alcun voto dell’ufficio di presidenza della Commissione.
Per questo abbiamo scritto ai Presidenti delle Camere, per questo abbiamo chiesto l’immediata sospensione dei lavori, per questo abbiamo chiesto la trasmissione di tutti gli atti, per questo abbiamo chiesto che siano accertate le attività svolte e per questo abbiamo chiesto anche che il Presidente della commissione passi la mano.
Qui non è in discussione un orientamento politico. Qui è in discussione il confine tra legalità e arbitrio. E quando il confine tra legalità e arbitrio viene oltrepassato il Parlamento ha il dovere di fermarsi.
La Commissione d’inchiesta non è un tribunale politico, non è una procura parallela, non è uno strumento, soprattutto nelle mani della maggioranza.
La Costituzione attribuisce alle Commissioni parlamentari d’inchiesta poteri straordinari perché esse perseguono la verità nell’interesse esclusivo della Repubblica. Quando quei poteri vengono piegati ad interessi di parte, le Commissioni smettono di essere strumento della Repubblica e diventano strumento della contesa politica. Ed è quello che stiamo contestando dall’inizio, purtroppo, della legislatura, ed è quello che denunciamo oggi con amarezza, con grande amarezza, ma con fermezza.
Le Commissioni d’inchiesta sono nate per accertare i fatti e le responsabilità, non per costruire processi politici postumi, per riscrivere la storia o per trasformare il dolore di una tragedia nazionale in un’arma contro gli avversari politici.
La pandemia, è venuto fuori da tante testimonianze, è stata la più grande emergenza che la Repubblica abbia affrontato dal dopoguerra. Ha provocato lutti, sofferenze, paure. Ha richiesto decisioni drammatiche, spesso assunte in condizioni di incertezza.
Si possono discutere quelle scelte, si possono criticare, si possono analizzare, come abbiamo anche fatto. Le avremmo volute analizzare a tutto tondo, comprese le scelte fatte sui livelli territoriali, ma non ci è stato possibile.
Ma non è possibile utilizzare una Commissione parlamentare per fare una requisitoria politica contro chi ha avuto la responsabilità di guidare il Paese in quei mesi. Questo è revisionismo ed è una ferita per le istituzioni.
Ed è per questo che le attività che sono state delegate sono attività che, a nostro avviso, non potevano essere svolte. Non possiamo contribuire con il nostro lavoro ad una situazione che normale non è. Per questo chiediamo di sospendere oggi i lavori della Commissione.
Torneremo a partecipare alle altre attività della Commissione solo quando sarà chiarita questa vicenda.
Non riconosciamo più questo modo di procedere e non riconosciamo la trasformazione della Commissione parlamentare dopo aver scoperto che queste indagini erano state fatte in maniera illecita.
Ed è per questa deriva che, con grande rispetto delle due Assemblee, abbiamo chiesto al Presidenti di Camera e Senato di risponderci e con determinazione diciamo che fino al ripristino della legalità e della trasparenza non parteciperemo a questa audizione”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia, intervenuto sull’ordine dei lavori in commissione Covid.


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