La legge di bilancio, ancora fantasma, dovrebbe approdare a giorni a palazzo Madama, dove Francesco Boccia la aspetta al varco perché «è la più rinunciataria degli ultimi dieci anni». Ma il capogruppo del Pd ci tiene anzitutto a smentire la vulgata, che circola dopo l`intervento di Elly Schlein al congresso del Pse ad Amsterdam, di uno schiacciamento del partito sulla sinistra massimalista.
Attaccare Meloni come un pericolo per la democrazia vi ha schiacciato sulla sinistra radicale?
«Noi denunciamo la deriva autoritaria di una presidente del consiglio che ci ha persino dato dei terroristi, salvo poi fare la vittima ogni giorno; ma siamo un grande partito che ha a cuore gli interessi del Paese, non siamo pericolosi estremisti, per questo siamo molto preoccupati per una legge di bilancio che non fa nulla per la crescita, per i salari e per le imprese che subiscono i dazi di Trump».
La maggioranza litiga sulla tassa bancaria, la copertura più importante della legge di bilancio. Però tassare le banche, che hanno fatto profitti stellari, sembra una cosa di sinistra. Perché non vi piace?
«Intanto vediamo se ci sarà questa copertura di 4 miliardi nel 2026 e 11 miliardi sul triennio. Se non dovesse essere così, non capiamo francamente da dove li prenderanno i soldi».
Ma almeno il principio del governo è giusto?
«Di quale governo parliamo? Sulle banche Salvini minaccia, Tajani frena e Giorgetti si barcamena. Non sappiamo se le banche pagheranno, anche lo scorso anno avevamo assistito a questa querelle ed è finita che le banche hanno solo anticipato tasse che non dovranno più pagare dopo il 2027, quando non ci sarà più il governo Meloni: un gioco di prestigio che nemmeno il mago Silvan».
Una battaglia del Pd in questa legislatura è quella sulla sanità. Meloni rivendica di aumentare di 7,4 miliardi il fondo sanitario nel 2026. Non siete contenti?
«È disonesto continuare a parlare di cifre in valori assoluti, quando in qualsiasi paese al mondo gli investimenti nella sanità sono correlati al Pil. E noi siamo al 6,4% di Pil, ai minimi storici. Le risorse aggiuntive di quest`anno sono del tutto insufficienti, restiamo pesantemente sotto la media europea, le liste di attesa si sono allungate, medici e infermieri continuano a diminuire. La verità è che aumentano i cittadini che sono costretti a rivolgersi al privato, mentre la sanità pubblica diventa il pronto soccorso dei poveri».
Il ministro Giorgetti ha fatto scendere al 3% il rapporto deficit Pil e l`Italia uscirà dalla procedura d`infrazione. Su questo ne deve convenire o no?
«E chi ci ha portato in procedura di infrazione? Giorgetti ci fa uscire da una procedura in cui ci ha portato lui, con Meloni. Tenere i conti in ordine è doveroso, ma lo stiamo facendo rinunciando alla crescita. E, se non cresci, non è nemmeno sostenibile sul medio periodo il debito».
Voi cosa fareste al posto di Giorgetti?
«Oggi servirebbe una politica espansiva intelligente che è fatta di investimenti extra Pnrr, mentre nella manovra non c`è un centesimo. Anzi, se non ci fosse il Pnrr saremmo già in recessione, visto che siamo allo 0,7».
Salvini rivendica la rottamazione delle cartelle…
«L`emblema dell`ingiustizia fiscale, nove anni di mini-rate a carico dei cittadini onesti che pagano regolarmente le tasse. Un segnale devastante sul piano etico ed economico».
Sui dazi imposti da Trump invece non c`è nulla…
«Le imprese dei settori più esposti sull`export stimano perdite per dieci miliardi, nella manovra non c`è un solo euro destinato a compensare quei danni. Temiamo nel 2026 grandi difficoltà sociali: alcuni di questi settori trainanti si fermeranno e la negazione della realtà non funzionerà più».