Mi colpisce che la presidente del Consiglio non si renda conto della gravità delle sue parole», attacca il senatore Francesco Boccia, capogruppo del Pd a Palazzo Madama. Cosa c`è di grave nel dire che un capo dello Stato espresso dal centrodestra non è più un tabù?
«Il presidente della Repubblica non è il rappresentante della maggioranza che vince le elezioni, né il trofeo di una parte politica, ma il garante della Costituzione e dell`unità nazionale. Ridurre il Quirinale a una rivincita tra destra e sinistra significa non aver compreso la vera natura delle istituzioni. Però non mi sorprende».
Perché?
«A destra non hanno mai sentito la Costituzione, nata dalla Resistenza, come un patrimonio comune, qualcosa che appartiene anche a loro. E non capiscono che così mancano di rispetto non solo all`attuale capo dello Stato, ma a tutti i presidenti della Repubblica che hanno interpretato il loro ruolo nell`interesse generale del Paese».
Secondo lei Meloni ha mandato un messaggio pure a Vannacci: la posta in gioco è alta, non prestarti a fare l`utile idiota della sinistra?
«Mi pare fin troppo evidente, non a caso collega quelle dichiarazioni alla legge elettorale. Il suo disegno è chiaro: poiché ha capito che gli italiani non le consentiranno mai di cambiare la Costituzione, tant`è che il premierato si è arenato, cerca di ottenere lo stesso risultato per altre vie. Il suo obiettivo è restare al governo, sa che con il Rosatellum perderebbe le elezioni e perciò esorta Vannacci ad allinearsi alla maggioranza».
La premier vuole il Colle per sé?
«Se non per lei, di sicuro ci metterà qualcuno che considera la Costituzione un ingombro, come hanno dimostrato in tutti questi anni picconando quotidianamente gli equilibri fra i poteri dello Stato. Questa destra ha invertito l`ordine».
Ossia?
«Usa le istituzioni per conservare il potere anziché usare il potere per servire le istituzioni e il Paese. Da mesi organizzano vertici notturni e inchiodano il Parlamento a discutere di legge elettorale invece che di salari, scuola, costo della vita e sanità, su cui noi abbiamo fatto una grande campagna perché per il centrosinistra l`urgenza sono i bisogni dei cittadini, per loro no».
Il Melonellum è il grimaldello con cui la destra potrà eleggersi da sola il prossimo capo dello Stato?
«Meloni ha confessato. E non è l`unica cosa preoccupante. L`altra è l`ossessione contro i quorum di garanzia costituzionale. Che una coalizione con il 42% possa sfiorare il 60% dei seggi fa pensare che non abbiano ancora abdicato all`idea di cambiare la Carta senza passare per il referendum. E c`è di più».
Cosa?
«Con questa riforma elettorale la maggioranza potrà nominarsi gran parte dei giudici costituzionali: quelli di indicazione parlamentare e i cinque espressi dal Quirinale. Praticamente Trump in sedicesimo: forse ci ha litigato perché lui l`ha mollata, ma continua a ispirarla».
Si annunciano ricorsi: si farà in tempo o Meloni chiederà di andare a elezioni anticipate per evitarli?
«Non ho dubbi che ci proverà. Ma per fortuna non ha ancora preso i pieni poteri. Se i ricorsi arriveranno, bisognerà aspettare il giudizio della Consulta. Non decide lei».
Intanto, mentre la destra armeggia, voi ancora discutete del perimetro dell`alleanza. Quando si saprà quali e quanti partiti faranno parte del campo progressista?
«Il perimetro è già fin troppo chiaro: Pd, M5S e Avs, più Casa riformista e i raggruppamenti civici».
Il centro è però un magma: ci sarà una sola lista o si dividerà in due?
«Lo decideranno loro, anche in base alla legge elettorale. Dopodiché, faccio notare che negli ultimi due anni tutte le opposizioni, inclusa Italia viva, hanno votato insieme nel 95% dei casi. In occasione della legge di bilancio abbiamo presentato 16 emendamenti unitari che sono l`architrave del nostro programma di governo: fisco, sanità, salari, lavoro, politiche industriali. L`alternativa non solo esiste ma, se guardiamo alle amministrative, è già vincente».