Questa non è una riforma della giustizia, ma contro la magistratura», attacca Francesco Boccia, capogruppo del Pd a palazzo Madama.
Non sarà propaganda, senatore?
«Il disegno di legge Nordio non incide sulla durata dei processi, non affronta le carenze strutturali, si prefigge solo di separare le carriere per isolare e indebolire il pm. Che finirebbe in un corpo distinto da quello dei giudici, culturalmente subordinato e di fatto sottomesso al potere politico. In una parola: addomesticato. Una torsione autoritaria che gli italiani rispediranno al mittente».
Però non c`è scritto da nessuna parte che si intende sottomettere il potere giudiziario all`esecutivo.
«Non c`è scritto, ma è la derivata. Se fai due Csm, sganciando i giudici dai pm, e istituisci l`Alta Corte disciplinare, smontando l`impianto attuale basato sull`indipendenza del potere giudiziario dal legislativo e dall`esecutivo con un unico Csm presieduto dal Capo dello Stato, non tuteli l`autonomia della magistratura, la pieghi. Smantelli l`assetto costituzionale basato sull`equilibrio dei poteri. È ciò che avverrebbe pure con il premierato».
Cosa c`entra il premierato con la riforma della giustizia?
«La maggioranza nega di voler indebolire il presidente della Repubblica mettendo mano alla forma di governo, ma quando aumenti i poteri del premier, dandogli la possibilità di sciogliere le Camere, di fatto li togli al Quirinale. Una riforma che, sommata a quella della giustizia, tradisce la voglia di pieni poteri contestata in aula da Franceschini».
Il ddl Nordio è arrivato blindato in Parlamento e tale è rimasto, alla faccia delle riforme condivise.
«Questa è al prima volta nella storia della Repubblica che un testo del governo viene approvato senza modifiche nelle due Camere. La sensazione è che avessero già deciso tutto: hanno rifiutato il confronto perché, essendo una riforma fragile sul piano costituzionale e insostenibile sul piano tecnico, li avrebbe messi in difficoltà. Un precedente grave».
Nel 2026 ci sarà il referendum. Cosa direte agli italiani per convincerli a votare no?
«La verità. Che non è una riforma per migliorare la giustizia, ma un attacco alla Costituzione che risponde a un disegno di potere. La destra non vuole controlli, né contrappesi. Un modello già visto altrove: in Ungheria, negli Stati Uniti di Trump, dove i magistrati devono essere vicini al governo, non autonomi da esso. Diremo agli italiani che votare no significa difendere la nostra Carta».
Tuttavia la magistratura non gode di grande consenso, non c`è il rischio che pesi nelle urne?
«Ribadisco: non è un referendum sui giudici, ma sulla Costituzione. In gioco c`è qualcosa di più grande. La magistratura si può anche criticare, ma ora il governo intende stravolgere l`equilibrio dei poteri e prenderseli tutti. Se passa, oggi tocca ai pm, domani a chiunque rifiuti di mettersi al servizio dell`esecutivo. Non è una questione di simpatia, ma di democrazia».
Nel frattempo sono finiti sotto inchiesta i “vostri” Sala e Ricci. Sarete sempre granitici nella difesa della magistratura?
«Siamo convinti del corretto operato di entrambi. Le inchieste ci sono sempre state e sempre ci saranno, a garanzia della funzione pubblica. E quando se ne apre una bisogna aver rispetto e fiducia per chi indaga, perché poi c`è sempre qualcuno che ne vaglia il lavoro. Il sistema in Italia è così garantista che ci sono tre gradi di giudizio. Io l`ho visto durante il Covid, l`allora opposizione ci ha inondato di esposti. C`è gente che ha vissuto 3-4 anni di indagini dure, da cui è uscita a testa alta. Il problema è non strumentalizzare l`avviso di garanzia. E fare in modo che la politica arrivi prima dei pm».
Meloni ha già separato il suo destino dall`esito del referendum. Se lo perde, deve lasciare?
«Sul piano formale si è sganciata, ma sul piano sostanziale la riforma è sua. Il governo l`ha varata e l`ha anche imposta al Parlamento. Dopodiché potrà anche non dimettersi, ma il colpo alla sua leadership sarebbe molto forte».
A palazzo Chigi stanno già facendo sondaggi, se si mette male, la premier rinvierà le urne?
«Credo di sì, fino all`ultimo giorno utile. Sono così attaccati alle poltrone che neppure l`incredibile Hulk riuscirebbe a scollarli. Perciò ne sono certo: perderanno ma resteranno lì. Pazienza. Non è questo il nostro obiettivo, ma la difesa della Costituzione che merita una battaglia a viso aperto».


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