“E’ importante e positivo che il nostro governo abbia girato gli occhi verso l’Europa e stia dialogando con i paesi ‘volenterosi’ dopo essere stato suddito del governo americano. E siamo i primi a voler difendere e valorizzare il ruolo degli organismi internazionali e multilaterali. Ma non credo sia il momento di discutere di ONU sì o ONU no di fronte ad un evidente fatto: la pace ancora non c’è e in questa situazione qualsiasi missione a Hormuz non avrebbe senso. Non c’è nessun imprenditore, non c’è nessuna azienda che rischierebbe di far muovere le proprie navi, se pur scortate, senza certezze. Gli armatori non mettono a rischio il loro capitale, inviando navi sotto scorta. Fino a che non c’è una pace vera, duratura, quello Stretto non sarà aperto. Il governo può anche lavarsi la coscienza evocando l’invio di missioni ma la verità è che la prima cosa che dovrebbe fare è sostenere le nostre imprese, con strumenti simili a quelli adottati in epoca Covid: una quota di credito d’imposta urgente, un sostegno alla liquidità, accesso a finanziamenti a lungo termine da restituire a tasso zero. Mettendo in moto Sace e Cdp, con le risorse necessarie per una vicenda eccezionale come questa. L’ipotesi di accompagnamenti militari delle navi commerciali, oltre a non essere risolutiva, può esporre asset civili a rischi ulteriori e non garantisce certo la ripresa dei traffici commerciali”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia.


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