“La fine della lunga stagione politica di Viktor Orbán segna un passaggio importante per l’Europa. Non è solo un cambio di fase in Ungheria, ma la fine di un modello che ha messo in discussione stato di diritto, diritti civili e coesione sociale. Quel modello ha promesso protezione e ha prodotto isolamento, indebolendo l’Europa proprio quando serviva più unità.
Oggi l’Europa esce da quella stagione più consapevole e più unita. Si rafforza l’idea che le grandi sfide si affrontano non tornando indietro, ma avanzando nell’integrazione.
Péter Magyar, che ha vinto questa competizione in Ungheria, ha rotto con il modello Orban e si è orientato all’Europa sottolineando un punto chiaro: il nazionalismo di Orbán è il passato. Viene da una tradizione diversa dalla nostra, ma ha scelto un campo europeista, riconoscendo che il futuro, comunque la si pensi nei diversi paesi dell’UE, passa per un’Europa più forte e coesa. Proprio quello che non fanno Meloni, Salvini e i nazionalisti italiani.
Questo è il punto politico decisivo.
Mentre in Europa si apre una fase nuova, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni resta ancorata a una visione simile a quella di Orbán: difesa del diritto di veto, diffidenza verso l’integrazione, vicinanza a Donald Trump. E oggi appare sempre più isolata nel suo sostegno a Trump e Netanyahu, e ancora più lontana da una linea europea fondata su maggior integrazione, cooperazione e multilateralismo.
Ma quella stagione è finita. Il nazionalismo non è la soluzione: è parte del problema. Alimenta conflitti, indebolisce le economie, divide le società. L’Europa che emerge e che dobbiamo aiutare a costruire è più determinata a rafforzare le proprie istituzioni e a superare i blocchi che ne hanno limitato l’efficacia. Ed è su questa Europa che bisogna investire: un’Europa che decide, protegge e unisce”. Così il presidente dei senatori del


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