“La telefonata è arrivata. L’incontro al Quirinale c’è stato. La tensione, per qualche ora altissima, si è allentata. Ma l’episodio che ha preceduto il chiarimento non può essere archiviato come un incidente chiuso. Perché quanto accaduto rivela una torsione profonda: un atteggiamento della destra di governo che vede nei contrappesi non garanzie democratiche, ma ostacoli da superare”. Così il presidente dei senatori del Pd in un articolo pubblicato da HuffPost Italia.
“Le accuse rivolte al Colle e le allusioni circolate al vertice di Fratelli d’Italia – continua Boccia – sono azioni consapevoli. Nulla è casuale. Le parole restano, e sono parole che feriscono un equilibrio istituzionale costruito in decenni di storia repubblicana.
Il problema non è dunque il chiarimento avvenuto ieri, ma ciò che ha reso necessario quel chiarimento. Perché da mesi la destra italiana nazionalista manifesta un’insofferenza crescente verso ogni limite al potere: verso la magistratura, verso gli organi di controllo, verso la ricerca e la scienza, verso l’Unione Europea, verso qualsiasi autonomia non subordinata all’esecutivo.
Si è visto sul terreno della giustizia, con una riforma costituzionale imposta senza margini di modifica; si è visto nel rapporto con Istat e Corte dei Conti, trattati come intralci quando i loro dati non confermano la narrazione governativa; si vede nella scelta di sostenere in Europa la logica del veto, accanto al modello illiberale di Orbán; si è visto nella disinvoltura con cui vengono accantonate o ignorate persino le valutazioni della Corte Penale Internazionale.
E poi c’è la riforma del premierato. Una riforma che, se portata a compimento, consegnerebbe alla premier un potere di fatto autarchico: la possibilità di scegliere e sciogliere il Parlamento a proprio vantaggio, alterando la natura stessa della democrazia parlamentare. Non a caso la premier oggi la tiene ferma, non perché abbia rinunciato all’impianto, ma perché sa che un referendum su quel testo sarebbe percepito dal Paese come un plebiscito tra lei e il Capo dello Stato. E sa che oggi lo perderebbe. La riforma uscirebbe dal cassetto solo dopo una nuova vittoria elettorale, quando il suo potere politico sarebbe più solido e più difficile da contrastare”.
“Dentro questo scenario – insiste il presidente dei senatori del Pd – lo scontro con il Quirinale non è un corpo estraneo: è l’esito naturale di una visione del potere che considera i limiti costituzionali non come garanzie, ma come vincoli da rimuovere.
E qui sta il punto più inquietante. Non è solo la destra di governo a spingere in questa direzione: è anche una parte dell’opinione pubblica e del sistema mediatico che tende a minimizzare, a relativizzare, a descrivere come ‘normali tensioni’ ciò che normali non sono.
Oggi, dopo la telefonata e l’incontro, l’emergenza immediata sembra rientrata. Ma l’emergenza politica resta tutta lì’z
La Repubblica – conclude Boccia – ha retto a crisi ben più dure. Ma ha retto perché c’era chi riconosceva il valore dei limiti e il ruolo delle istituzioni. È questo principio che oggi va difeso da tutti: non contro un governo, ma per il Paese”.