Quando il Quirinale fa dei rilievi si risponde sempre sì, ma Giorgia Meloni è allergica a ogni forma di controllo democratico. Pensa solo a rendere supina la sua maggioranza e a umiliare le Camere».
A puntare il dito contro la postura del governo è il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia. In cinque giorni due decreti chiusi e poi riaperti per essere corretti. Che cosa non sta funzionando in Parlamento?
«È il governo che non funziona, non il Parlamento. Il vero problema è che la maggioranza è divisa su tutto e la presidenza del Consiglio è costretta a chiedere voti di fiducia in serie per tenerla insieme: siamo a oltre cento fiducie in meno di tre anni».
I giochi, però, si fanno in Parlamento.
«Non più. Il Parlamento non ha margini: deve ratificare pasticci o tenere in piedi una maggioranza che traballa ogni giorno».
C`è una falla nel processo decisionale del governo?
«Altro che falla: è un naufragio annunciato. Le decisioni si prendono in ritardo, male e con continui rinvii. Molti ministri non risultano nemmeno pervenuti: nel Paese nessuno sa chi sono e cosa fanno. Altri sono conosciuti solo per i loro pasticci normativi o per gaffe imbarazzanti».
Il governo ha tenuto a lungo il punto su alcune norme del dl Sport prima di fare retromarcia. Non è un esercizio legittimo?
«Il problema è proprio questa invasione di campo. In Parlamento non c`è più una dialettica tra la maggioranza e le opposizioni, ma un`imposizione del governo sulle minoranze. Menomale che sono scattati i filtri democratici della Costituzione».
Da Fdl e Lega trapela fastidio per gli interventi del Colle. Rivendicano l`autonomia del Parlamento.
«È l`ipocrisia di chi svuota e umilia il Parlamento a colpi di decreti, voti blindati e riforme costituzionali imposte, e poi si scopre improvvisamente parlamentarista di facciata. Chi ha partorito due riforme che sventrano la Costituzione imponendo il premierato e piegando la magistratura non ha a cuore il Parlamento».
Qual è il confine?
«Il Presidente della Repubblica è il garante della Costituzione e dell`equilibrio tra i poteri, non un semplice notaio. Quando interviene, lo fa per difendere i cittadini, non per dare fastidio alla maggioranza. Il Quirinale è la coscienza vigile della Repubblica».
Siete sempre stati d`accordo con le scelte del Colle?
«Non siamo stati contenti quando sono passati il decreto Sicurezza e quello di Calderoli sull`autonomia, ma in quest`ultimo caso il Quirinale ha detto che sono state rispettate le regole democratiche e quindi il metodo. Sul merito, che il Colle non valuta, si può decidere di andare davanti alla Consulta, come abbiamo fatto noi, ma i rilievi del Quirinale non si contestano mai».
Sempre dalla maggioranza affiora la considerazione che «con Draghi al governo passava di tutto». È d`accordo?
«È una caricatura utile solo a nascondere il presente. Con Draghi non passava affatto tutto: basti pensare alla riforma del catasto o alle norme sui balneari».
L`utilizzo spropositato dei decreti è un tratto distintivo degli ultimi governi. Vanno riviste le procedure parlamentari?
«Il processo decisionale va riequilibrato, ma a partire dalla politica, non dalle procedure. Se chi governa è incapace, nessuna riforma tecnica può salvarci».
Quello che è accaduto è l`antipasto della legge di bilancio?
«Purtroppo sì e lascia presagire un pasto scaduto che farà ancora più male al Paese. Mentre il governo resta immobile, serve subito una manovra correttiva per arginare i danni annunciati dei dazi voluti da Trump, che da “amico” si è ormai trasformato nel vero padrone politico di questa destra».