“Sanità pubblica e scuola ancora una volta nel mirino del Governo Meloni che continua a scaricare il prezzo delle proprie politiche sulle persone più fragili, sulle famiglie e sulla scuola”. Lo scrive in una nota la senatrice del Pd Susanna Camusso, aggiungendo: “I dati diffusi dalla Fondazione GIMBE sulla manovra 2027 restituiscono un quadro preoccupante, con il Fondo sanitario nazionale che arriverà a 146,3 miliardi nel 2027, sebbene il suo peso sul PIL continuerà a diminuire, scendendo al 6,11% nel 2027, al 5,98% nel 2028 e al 5,87% nel 2029, dati che la dicono lunga sulla distanza tra la propaganda del Governo e la realtà del finanziamento della sanità pubblica”.
“Nel triennio 2027-2029 – prosegue la parlamentare dem – la manovra aggiunge al Fondo sanitario circa 7,1 miliardi, poco più di 2,3 miliardi all’anno, a fronte dei 18 miliardi aggiuntivi richiesti dalle Regioni, queste ultime saranno messe nella condizione di dover scegliere tra aumentare la pressione fiscale e ridurre servizi e prestazioni con conseguenti liste d’attesa più lunghe, maggiori difficoltà di accesso alle cure, più spese a carico delle famiglie. Come ricorda GIMBE, nel 2025 oltre 42,4 miliardi di euro sono stati spesi direttamente dai cittadini per curarsi e 5,6 milioni di persone hanno rinunciato a visite ed esami. Tradotto: la politica sanitaria del Governo Meloni è un completo fallimento, dal momento che la possibilità di curarsi è direttamente proporzionale al reddito di ciascuno e dal luogo in cui si vive”.
“E mentre la sanità pubblica cade a pezzi, – scrive ancora Camusso – il Governo interviene anche sulla scuola, programmando un’ulteriore riduzione degli organici. Dal 2027-2028 sono previsti 6.974 posti in meno: 4.925 nell’organico dell’autonomia dei docenti e 2.049 tra il personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Tagli che si aggiungono ai 7.834 posti già ridotti con la manovra del 2025. Anche qui, dietro i numeri c’è l’impoverimento della scuola pubblica, proprio quando servirebbero più insegnanti per seguire gli studenti, contrastare la dispersione scolastica, sostenere chi vive situazioni di fragilità e garantire una maggiore qualità dell’offerta formativa. E senza personale ATA le scuole incontrano maggiori difficoltà nel garantire persino il funzionamento quotidiano”.
“Sanità e istruzione sono le vittime sacrificali delle scelte di bilancio di questo Governo, spese da comprimere per far quadrare i conti dei propri tornaconti politici, in direzione di un modello nel quale chi ha disponibilità economiche può curarsi e scegliere opportunità formative migliori, mentre chi non può permetterselo è costretto a rinunciare. La questione, non è soltanto finanziaria, ma profondamente politica e sociale, infatti il progressivo indebolimento dei servizi pubblici universali ha come conseguenza l’allargamento delle disuguaglianze. Perché quando si tagliano i servizi pubblici essenziali, si tagliano i diritti fondamentali. E quando si colpiscono i diritti, si ferisce la Costituzione e si indebolisce la democrazia. La destra attacca i più deboli: fa pagare ai cittadini il prezzo delle proprie scelte, trasformando i diritti universali in privilegi per chi può permetterseli”, conclude Camusso.


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