“A smentire il trionfalismo del Governo, a pochi passi da noi, di fronte Palazzo Vidoni stanno manifestando i lavoratori della sanità privata e del sociosanitario assistenziale, le RSA, per denunciare il torto che stanno subendo. Con un emendamento alla Camera è stato deciso che i lavoratori e le lavoratrici di questo settore fossero equiparati a dei lavoratori stagionali ed esclusi da tutti i vincoli introdotti nel decreto-legge. Il settore della cura che, com’è noto, è già uno dei meno retribuiti e non vede rinnovato il contratto da 8 e da 14 anni e oggi il Governo ha tolto loro anche la speranza di rinnovare rapidamente il contratto . Quelle lavoratrici oggi prendono molto meno di quello che avrebbero con quel salario minimo che tanto il Governo depreca. E’ un settore rispetto al quale il Governo avrebbe uno straordinario potere contrattuale, perché quelle strutture vivono in convenzione con lo Stato. Si tratta di lavoratrici e lavoratori che hanno retribuzioni inferiori mediamente di 500 euro rispetto alla Sanità pubblica. Eppure il Governo continua a tenerli in convenzione senza chiedere alcun vincolo e sulla base di questo provvedimento, se vorranno assumerli prendendo gli incentivi, potranno farlo comunque perché un contratto, dopotutto, ce l’hanno. Il Governo avrebbe avuto una strada maestra facilissima: dire che tutto ciò che passa attraverso le commesse pubbliche, gli appalti e le convenzioni, viene riconosciuto solo alle aziende di quei settori con contratti regolarmente rinnovati. E invece non lo ha fatto, anzi ha previsto una serie di scappatoie, per cui quale sia il contratto vero dopo questo decreto-legge non lo sa più nessuno. E’ chiaro che il Governo non ha una risposta al salario minimo, né una risposta a una norma che avrebbe determinato che per alcuni milioni di lavoratori poveri in questo Paese ci sarebbe stato un adeguamento dei salari. Per questo il Governo si è inventato che poteva mettere le mani sulla contrattazione e fare un’operazione che non cambiava la realtà dei salari poveri. Viene dato per scontato che le differenze e le disuguaglianze che già oggi ci sono possono crescere. Viene rinviato tutto nel tempo. Il problema è che i soldi, quelli che vanno in una retribuzione, sono una cosa drammaticamente concreta e drammaticamente ci sono milioni di lavoratori che ne hanno bisogno oggi, non nel futuro”. Così la senatrice del Pd Susanna Camusso componente Commissione Affari sociali intervenendo nell’aula di palazzo Madama sul decreto Lavoro.


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