“Questa delega che state proponendo è una delega senza confini. Il punto fondamentale è esattamente come si decide di affrontare una scelta strategica per il futuro del Paese, con quale qualità, con quali garanzie, con quale trasparenza”. Lo dichiara la senatrice Susanna Camusso, intervenendo in Aula sulle questioni pregiudiziali al disegno di legge delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile.
“È una materia che incide sull’assetto energetico, sulla finanza pubblica, sulla sostenibilità ambientale e avrà effetti che si dispiegheranno per decenni sulle generazioni. E rispetto a tutto questo il ruolo del Parlamento è limitato al l’espressione di un semplice parere, peraltro non vincolante, sugli schemi dei decreti. Evidentemente vi siete affezionati all’idea dei pieni poteri”.
“Non si tratta solo del nucleare – prosegue Camusso – ma del modo in cui questo Governo sta scegliendo di governare: una delega ampissima, che concentra nelle mani dell’esecutivo decisioni strategiche per il Paese e riduce gli spazi di discussione e controllo del Parlamento. La nostra Costituzione non prevede nessun Governo che abbia pieni poteri e che possa decidere tutte le forme di regolamentazione senza un adeguato confronto democratico”.
“Ci sono poi questioni fondamentali che non trovano risposta – sottolinea Camusso -, non c’è un’analisi costi-benefici, non c’è una verifica di sostenibilità finanziaria, non c’è un confronto con le energie rinnovabili di nuova generazione. Come si stabilizzano i costi? Come si garantiscono i ricavi? Quando non ci sono queste informazioni significa che il conto cadrà sulle spalle della fiscalità generale o sulle bollette degli utenti”.
“In Italia siamo al 41 per cento di rinnovabili. E cosa fa questa delega? Scommette sulle incertezze del nucleare o procede sulle rinnovabili che stanno dando risultati? Non c’è nessuna indicazione che ci dica che il nucleare non è in sostituzione delle rinnovabili. Se qualcuno pensa che dipendere dal nucleare significhi costruire autonomia energetica sbaglia perché con il nucleare siamo sempre dentro una strategia di dipendenza, come quella che oggi già abbiamo rispetto alle fonti fossili”.
“Sul nucleare si può tornare a discutere – afferma ancora Camusso – ma la nostra storia ci impone di agire ascoltando anche il mondo accademico e la scienza, costruendo un rapporto positivo con le popolazioni e con i territori. Una scelta di questa portata ha bisogno di un grande processo democratico di coinvolgimento del territorio e delle popolazioni”.
“Una delega senza numeri, senza una istruttoria finanziaria, senza un confronto e senza una quantificazione degli effetti sulla finanza pubblica e sui cittadini non è il modo con cui il Parlamento dovrebbe affrontare una scelta così importante. Per queste ragioni il Pd chiede di non procedere all’esame del disegno di legge”, conclude Camusso.


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