I russi hanno tanti difetti ma una qualità indiscussa: capiscono come va la politica nei paesi europei», riflette Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera e senatore indipendente del Pd. «Non a caso danno sempre sponda ai partiti sovranisti e, attraverso le espressioni più conservatrici del mondo clericale, costruiscono convergenze sulla presunta difesa della cristianità insidiata dal relativismo dell`Occidente. Per continuare la strage di innocenti ucraini in nome della cristianità».
E cosa hanno capito dell`Italia tanto da aggredire in modo così violento il nostro capo dello Stato?
«Che Sergio Mattarella, non solo per il ruolo istituzionale ma per la sua personalità, è l`architrave del sistema politico italiano e simboleggia i principi di solidarietà atlantica che sono a fondamento dell`unità nazionale. Nelle parole del presidente della Repubblica si identificano sempre, in modo spontaneo e non pretestuoso, maggioranza e opposizione. Si colpisce lui perché, fin dall`inizio del conflitto, è stato cristallino nella difesa del multilateralismo, della legalità internazionale, della ricerca della pace: valori violati da Putin, che sono essenziali per reagire alla sopraffazione russa».
E il motivo per cui sono stati presi di mira pure Tajani e Crosetto?
«Credo proprio di sì. Su altri dossier come la Palestina i ministri degli Esteri e della Difesa hanno probabilmente idee diverse dall`opposizione, ma sulla guerra all`Ucraina si sono schierati a protezione dei principi calpestati».
Putin vuole destabilizzare l`Europa? Qual è la sua strategia?
La guerra non si fa mica con carri armati e droni. Si fa con l`informazione distorta, la propaganda in rete, le fake news. Basta vedere i tentativi di inquinamento portati avanti nei Paesi baltici o in quelli dove ci sono stati elezioni importanti, come in Romania. Non dimentichiamo cosa hanno fatto a Macron quando, sul treno per Kiev, l`hanno accusato di aver assunto cocaina e invece davanti aveva un fazzoletto. Il loro fine è rappresentare i leader occidentali come un manipolo di corrotti, più o meno alterati. Da tempo Mosca sta organizzando questo armamentario per minare le nostre democrazie».
Con quali risultati?
«La manipolazione della loro opinione pubblica mira a rafforzare la giustezza dell`operazione speciale. E per la stessa ragione provano a manipolare la nostra opinione pubblica, facendo sponda con i partiti sovranisti europei. Pure per questo dico all`opposizione, di cui faccio parte: attenzione, investire sulla difesa non significa investire solo sugli armamenti, ma sulle infrastrutture immateriali che sono fondamentali per la nostra sicurezza. Siamo esposti ad attacchi cibernetici su ferrovie, aeroporti, banche dati, si tratta di tutelare l`integrità del Paese».
Cosa rischia l`Europa, ora che è stata attaccata anche da Trump?
«Di essere bullizzata da tutti. Sul piano commerciale da Trump e sul piano militare da Putin. Perché non abbiamo il coraggio di fare davvero l`Europa federale. Von der Leyen non passerà alla storia come Churchill o come De Gasperi, ma quando siede davanti al presidente Usa, lui dietro ha un grande Paese, lei 27 Paesi che tirano ciascuno la coperta per il loro verso».
Von der leyen ha sbagliato qualcosa nella partita sui dazi?
«Ha sbagliato tantissimo, come forse non 10 a zero, ma 5 a zero sì».
Il venir meno dello scudo Usa, impone alla Ue di far da sola?
«Noi dobbiamo fare non un passo avanti, ma dieci: non solo sulla difesa e la politica estera, ma anche sul bilancio e il debito comune, se vogliamo restare competitivi nel mondo. Come ebbe a dire Macron: “In un mondo di carnivori non c`è posto per gli erbivori”. Pensate a quanto accaduto al nostro ministro degli Interni fermato a Bengasi: mica è stato umiliato lui, ma l`Italia. Non da Haftar, ma dai russi che controllano quel pezzo di Libia, insieme alla Turchia. Sono loro che governano lì. Loro che manovrano il rubinetto dell`immigrazione clandestina. Mattarella ha capito tutte queste cose e cerca di indicare la rotta a un Paese che deve smettere di litigare e affrontare le sfide che abbiamo di fronte. Sfide che non risparmieranno né la destra, né la sinistra, ma riguardano i nostri figli».
Dopo Macron, anche Starmer ha annunciato il riconoscimento della Palestina, mentre l`Italia tergiversa.
«Dobbiamo farlo rapidamente anche noi se non vogliamo perdere lo storico ruolo assunto dall`Italia con Fanfani e Craxi, Andreotti e Spadolini. Dobbiamo essere a favore di due popoli due Stati non in modo retorico o con la finta diplomazia. L`amicizia con Israele, che è l`unica democrazia in Medio Oriente, è nel nostro codice genetico, ma ciò non significa che non possiamo condannare la politica irresponsabile del governo Netanyahu. Spero che Meloni segua Macron e Starmer. Io percepisco un segno di riflessione, mi auguro di non illudermi».


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