Quarantadue anni ininterrotti Al centro dell`Aula: li racconta Pier Ferdinando Casini, nel suo libro per le edizioni Il Mulino, in un dialogo con Paolo Pombeni, che raccoglie i suoi principali discorsi in Parlamento. Una vita a cavallo tra Prima Repubblica — quando si è formato — e la Seconda, che lo ha visto protagonista come leader di partito, presidente della Camera e anche papabile capo dello Stato. Aneddoti, rivelazioni, ricordi, analisi, ma mai con lo sguardo nostalgico rispetto a un mondo che non c`è più. Tanto che se gli si chiede se oggi considera FdI avviata sulla strada che fu quella della Dc replica subito: «La Dc non c`è più, Berlusconi che occupò in gran parte quello spazio non c`è più e il caso Meloni è molto particolare».
Che intende?
«Oggi la premier trae vantaggio da una situazione internazionale inedita che vede tanti grandi Paesi instabili. La nostra stabilità di governo è quindi vista all`estero come un valore. Come lo è stata la “spregiudicatezza” nel gestire i rapporti con i leader suoi amici — vedi Orbán, perché lo ha omaggiato, ma ha concesso molto poco. Sull`Ucraina, per prima cosa».
È questa la sua forza?
«La indubbia capacità di leadership si è trovata avvantaggiata dall`inevitabile frattura in tre tronconi dell`opposizione, che Schlein sta oggi tentando di riunire».
Però sono passati tre anni e il consenso non sembra venir meno. Non può diventare — lei, con FdI — un punto fermo della politica italiana, come lo fu la Dc?
«Paragone improprio. Intanto, la classe dirigente: non è all`altezza della premier, e tranne poche personalità non è certo paragonabile a quella di grandi partiti come lo fu la Dc. Poi, a differenza di quello che cercò di fare anche Berlusconi, quando a Onna riunì il Paese dichiarando l`antifascismo un valore, Meloni sembra a volte cercare lo scontro con l`opposizione, quasi che esso costituisca una sorta di salvavita. La forza della Dc fu quella di “contaminare” anche i nemici con i propri valori: lo fece De Gasperi allargandosi ai partiti laici; Fanfani e Moro con l`apertura ai socialisti; la stessa solidarietà nazionale fu il tentativo di coinvolgere in qualche modo il Pci nonostante il fattore internazionale».
Forse è la sua forza, in un mondo in cui le contrapposizioni estreme e i sovranismi si fanno avanti?
«Certamente Meloni saprà fare i suoi calcoli e constato che un certo radicalismo della sinistra rischi di aiutarla. Ma, alla fine, penso che sia gli uni che gli altri dovrebbero abbinare ai propri tifosi anche quel gran corpo moderato che in Italia fa sempre la differenza».
FI è partito moderato, no?
«Sì, e infatti è sopravvissuto alla morte di Berlusconi, anche perché è visto come partito “normale”, senza caratteristiche di leadership personale. Ed è quello su cui dovrebbe riflettere anche la sinistra». Schlein è troppo a sinistra per competere alle elezioni?
«Nessuno avrebbe pensato che la Meloni fosse quella che è. Nemmeno Berlusconi lo pensava. Per cui nulla vieta alla Schlein di competere, anche perché la grazia di Stato esiste. Il Pd oggi si è consolidato, ma un conto è mettere in piedi un cartello dei No, un conto è realizzare una coalizione alternativa e coesa, e da questo punto di vista non si scappa dalle questioni internazionali».
Servirebbero le primarie?
«Potrebbero avere un senso, magari riservarci qualche colpo di scena, ma il punto vero è un altro».
Quale?
«Serve una componente moderata nel centrosinistra, non creata artificialmente da protagonisti del passato, ma da qualcuno nuovo, capace di creare un feeling con gli elettori moderati».
Cambiare la legge elettorale può servire?
«Non so cosa faranno, so una cosa però: che la riforma del premierato è già in naftalina e d`altro canto spaccherebbe l`Italia senza alcuna utilità pratica. Come dimostra questa fase politica i governi sono stabili se hanno maggioranze coese. Dunque, è inutile escogitare scorciatoie. E poi attenzione: il troppo stroppia. Mamdani sarà senz`altro stato bravissimo, ma chi ha perso in America è Trump, a dimostrazione che in politica le cose possono sempre cambiare da un momento all`altro».
Lei invece che vede per sé? Magari il Quirinale?
«Ho il privilegio di avere avuto un lungo cammino alle spalle e di aver conosciuto tutti i grandi della Repubblica. Ho avuto tanto e non chiedo nient`altro. Al massimo posso dare qualche consiglio a chi li vuole».


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