«Capisco perfettamente le preoccupazioni di Giorgia Meloni e posso dire che in gran parte ho sempre condiviso la linea che lei esprime perché ho sempre ritenuto il riconoscimento dello Stato palestinese un atto simbolico privo di effetti pratici e probabilmente con elementi controproducenti. Ma in questi giorni mi sto chiedendo cosa direbbero i vecchi capi democristiani ed è la ragione per cui mi è venuto in mente un episodio», esordisce Pier Ferdinando Casini, senatore indipendente eletto nelle liste del Pd, che conosce come pochi la Democrazia Cristiana.
A quale episodio si riferisce, senatore Casini?
«Fu la volta in cui Arnaldo Forlani, uomo solitamente pacifico, si arrabbiò con me e mi trattò male buttandomi giù il telefono perché sovvertii la linea della Dc. Tutto questo successe perché feci una dichiarazione filo israeliana e contro Arafat etichettando l`Olp come un`organizzazione terrorista. All`epoca Giulio Andreotti aveva sdoganato Yasser Arafat e la Democrazia Cristiana era schierata per una politica di amicizia verso Israele e di riconoscimento dei due popoli due Stati».
A proposito di due popoli due Stati, Giorgia Meloni ritiene di esserne a favore ma solo alla fine di un processo. E d`accordo con la linea tracciata dalla presidente del Consiglio?
«Due popoli due Stati è la nostra visione. Nel nostro codice genetico di italiani c`è l`amicizia con lo stato di Israele ma questo non può significare acquiescenza alla politica che Netanyahu sta facendo e che ha finalità di carattere personale».
Sta dicendo insomma che il premier israeliano sta giocando una sua partita che prescinde dalla risoluzione della crisi mediorientale?
«Per lui continuare questa guerra è un`assicurazione sulla sua vita politica ma non è una cosa che ci può interessare. Mentre ci deve interessare e preoccupare l`antisemitismo dilagante che è una bomba a orologeria innescata nell`umanità con il serio rischio che si moltiplichi».
Cosa deve fare il nostro Paese?
«Prima di tutto condannare Netanyahu e condannare questo antisemitismo. Non ne possiamo essere responsabili».
La prudenza della premier italiana è dettata dalla contiguità con Donald Trump?
«Meloni ribadisce concetti di prudenza che rispecchiano il nostro Paese ma mi domando: ha senso parlare di due popoli due Stati e non dire una parola su insediamenti massicci dei coloni israeliani nei territori occupati della Cisgiordania? Chiunque di noi è stato in Palestina sa benissimo che i territori governati dai palestinesi sono spezzettati da insediamenti dei coloni nei quali sono stati reclutati i peggiori estremisti. Quando nei giorni scorsi il governo di Netanyahu ha deliberato nuovi insediamenti noi non abbiamo detto una parola. È possibile tutto questo? Direi che a questo punto sia necessario cambiare spartito».
Cambiare spartito significa schierarsi dalla parte di chi come il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato il riconoscimento della Palestina?
«Il gesto di Macron poteva essere avventato fino a qualche anno fa ma oggi è utile. Certo ha un valore simbolico, certo non gli consegna lo Stato. Eppure noi non possiamo continuare a usare il linguaggio della diplomazia davanti a un popolo che muore. E né gli orrori del 7 ottobre – che tutto il mondo democratico ha condannato – possono essere un alibi per continuare un massacro giornaliero».
A questo punto l`obiezione è: l`Autorità palestinese è debole e non c`è nessuno che può svolgere un ruolo statuale in quel territorio. Come replica?
«Ricordo che l`Autorità palestinese si è indebolita da sola per il suo grado di corruzione ma è anche vero che gli israeliani hanno accettato che Gaza venisse monopolizzata da Hamas e hanno chiuso gli occhi davanti ai finanziamenti che provenivano dal Golfo. E lo hanno fatto per indebolire l`Autorità palestinese. E il risultato è stato il 7 ottobre».


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