“Parlando di Carlo Azeglio Ciampi si
ricordano comunemente il ruolo decisivo svolto nella stabilizzazione
economica del Paese, il percorso verso l’euro, l’impegno europeo,
l’opera di valorizzazione dei simboli dell’identità nazionale durante
la Presidenza della Repubblica. È l’insieme di ciò generalmente è
stato definito ”patriottismo repubblicano”. Lo ha detto Pier
Ferdinando Casini nel corso del convegno ‘In ricordo di Carlo Azeglio
Ciampi’, tenutosi alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio
Mattarella, nella sala Zuccari a palazzo Giustiniani. “Ma vi è un filo
rosso che merita oggi di essere da noi sottolineato: il suo rapporto
col Parlamento. ‘Il Parlamento – sono parole sue – è il luogo
privilegiato per l’incontro tra le forze politiche, il cuore della
democrazia. Al dibattito parlamentare ciascuno si presenta con le
proprie idee, ma non per imporle, bensì per discuterle, per
arricchirle’. Questo convincimento trovò ampia voce quando nel
chiedere la Fiducia il 6 maggio del 1993 come presidente del
Consiglio, volle dichiarare la sua fiducia morale nel Parlamento:
‘Sento, innanzitutto, – disse – di dover testimoniare, in quest’aula,
il rispetto profondo, l’amore civico mai venuto meno, l’orgoglio degli
italiani per le istituzioni rappresentative. La storia della
democrazia italiana, della progressiva attuazione dei suoi valori,
dello stesso civile avanzamento del nostro Paese, coincide esattamente
con la storia di questo Parlamento. Anche quando, come negli ultimi
giorni, numerosi cittadini hanno fatto uso del loro diritto
costituzionale di manifestare pacificamente contro una decisione
assembleare che hanno ritenuto errata, anche in questi giorni di
protesta, nessuno ha osato avanzare dubbi sulla via parlamentare come
unica via per il rinnovamento civile, per il riscatto morale’.
“Ciampi si rivolse ai parlamentari come ai rappresentanti della
Nazione, chiarendo che il suo Governo non sarebbe stato un Governo al
di sopra del Parlamento, ma un Governo davanti al Parlamento. La
differenza era fondamentale. Per Ciampi nessuna competenza tecnica,
per quanto elevata, poteva sostituire la legittimazione democratica.
Sarà la base del suo mandato al Quirinale, il fondamento del rapporto
con i Presidenti delle Camere, il principio che guiderà anche il suo
ritorno in Senato come Presidente emerito della Repubblica. Perché per
Ciampi il Parlamento non era soltanto un organo della Repubblica, ma
la sede della rappresentanza nazionale, ove quel pluralismo politico
si materializza come Istituzione. ‘In Parlamento – sottolineò- si
confrontano, non ‘si affrontano’, maggioranza e opposizione, ciascuna
con i suoi diritti, in un dialogo che è l’essenza della democrazia. Il
fine del dialogo non è formulare necessariamente compromessi sulla
base del minimo comune denominatore, ma è far maturare le soluzioni
migliori, consentendo alla maggioranza come all’opposizione di
modificare le proprie idee di partenza. Al dibattito parlamentare
ciascuno si presenta con le proprie idee, ma non per imporle, bensì
per discuterle, per arricchirle’. Lo disse con grande chiarezza nel
discorso di insediamento come Capo dello Stato, il 18 maggio 1999,
rendendo omaggio all’Assemblea che lo aveva eletto, ”al Parlamento
nella sua più alta composizione, che esprime la rappresentanza
nazionale ed i suoi valori storici’. ‘Nel mio compito – aggiunse – mi
sarà di conforto e di sprone l’assidua attenzione ai lavori delle
Camere, agli atti parlamentari, dai quali trarrò suggerimento e
consiglio’. Quasi una dichiarazione di metodo sul rapporto quotidiano
con il Parlamento, non un interlocutore formale, ma essenziale al
Presidente della Repubblica, nell’esercizio della propria funzione di
garanzia”.