“La legge elettorale della destra é illiberale, antidemocratica e contro le donne. Cancella una storia che ha promosso norme antidiscriminatorie nelle leggi elettorali e su questo ha persino ritoccato la Costituzione, per rispondere ad una sentenza della Corte costituzionale del 1995. La legge del 2003, con la quale è stato inserito un secondo periodo all’articolo 51, secondo cui la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra uomini e donne, porta la firma della ministra berlusconiana Stefania Prestigiacomo. Ma da destra Meloni rinnega anche questa storia”. Lo dice la senatrice del Pd Cecilia D’Elia.
“Siamo nel pieno di un’ondata di revanchismo maschile – prosegue D’Elia- Vannacci lo rivendica, gli altri lo fanno. In questo quadro questa proposta è contro la democrazia e contro le donne. La prima donna presidente del consiglio cancella la norma dell’attuale legge elettorale per cui nessuno dei due generi può superare il 60% dei capilista a livello nazionale. Norma determinante, visto che pochi partiti eleggeranno più dei capilista. Un passo indietro non da poco, irricevibile, come il complesso della proposta. La cultura istituzionale della destra meloniana (tutto il potere al capo), – conclude D’Elia – mette in discussione la rappresentanza e ignora l’autonomia femminile.