“Il sottosegretario Ostellari, rispondendo oggi nell’Aula del Senato a una nostra interrogazione sulla presenza di detenute in stato interessante, di madri e bimbi nelle carceri, ha detto che non c’è una situazione d’emergenza e che i bambini stanno bene. Ma come posso essere soddisfatta da questa risposta? Nessun bambino dovrebbe stare in carcere con la madre, nessuna donna in gravidanza dovrebbe stare in un penitenziario. Le carceri italiane sono in una condizione di disagio assoluto, il sovraffollamento ha raggiunto il 139 per cento, i suicidi quest’anno ad oggi sono 32. Persino il garante nazionale Turrini Vita, nominato dalla destra, ha parlato, a titolo personale, di indulto. Solo un atto di clemenza potrebbe togliere dall’emergenza il sistema penitenziario, che non ha più la capacità di accogliere le persone”. Lo dice la senatrice Cecilia D’Elia, capogruppo del Pd nella Commissione Istruzione, Cultura Università e vicepresidente della Bicamerale Femminicidio, che oggi ha partecipato al sindacato ispettivo nell’Aula del Senato.
“A Roma nel 2025 – ha proseguito D’Elia – erano in carcere 22 mamme e 24 bambini e 5 madri erano anche incinte. La verità è che persino il guardasigilli fascista Alfredo Rocco aveva previsto che si dovesse aspettare l’anno del bambino per l’esecuzione della pena della madre, questa destra ha peggiorato nettamente la situazione prevedendo che il rinvio sia solo facoltativo e non obbligatorio. A causa delle normative volute dal governo Meloni, il numero dei bambini in carcere sta crescendo, come sta crescendo la presenza delle ragazze e dei ragazzi negli istituti minorili. Al 31 marzo erano presenti 2800 donne nei penitenziari, il 4,4 per cento della popolazione carceraria, con 22 ragazze detenute nelle carceri minorili. Il sovraffollamento femminile è del 134,5%. Antigone ha rilevato che nel 16% delle carceri non è presente neanche il bidet, nel 25% manca un servizio di ginecologia. La dignità di ogni persona non si deve meritare, esiste per il solo fatto di essere nati. Non è un paese civile quello che non garantisce la dignità delle persone detenute”.