“Riconoscere il diritto all’affettività delle persone private della libertà non è un gesto di indulgenza, ma un dovere di civiltà ed è gravissimo che il governo non attui la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il divieto assoluto di colloqui intimi tra detenuti e i loro familiari, ponendolo in contrasto con la dignità e la finalità rieducativa della pena.”. A scriverlo è la senatrice Cecilia D’Elia del Partito Democratico, prima firmataria di una proposta di legge sull’argomento che attende di essere calendarizzata.
“Domani – prosegue la senatrice- la presentazione del bellissimo libro “Amore in gabbia” di Donatella Stasio, a cui prenderò parte, sarà l’occasione per tenere alta l’attenzione su un tema di civiltà, che vede il nostro paese molto indietro rispetto a tanti paesi europei.
Stasio- spiega D’Elia- ci racconta una storia reale attraverso la quale ci porta dentro il carcere e ce ne nostra la feroce realtà, quella di una privazione di libertà che non rieduca, ma isola e disumanizza. L’autrice ci costringe a misurarci con l’analfabetismo affettivo, che non riguarda solo il
carcere, ma come questo Paese tratta i temi legati al corpo e alla sessualità, basti pensare alla difficoltà ad affermare la necessità dell’educazione sessuoaffettiva nelle scuole. Nel carcere tutto questo diventa afflittivo e mina io
riconoscimento dei diritti umani fondamentali”