“Quella approvata in commissione Cultura è una riforma affrettata e confusa. Avevamo chiesto, recependo una richiesta che veniva anche dalle audizioni svolte, di rimandare di un anno la sperimentazione e valutare meglio quelle già in atto prima di farne partire una nuova. I nostri emendamenti recepivano le perplessità espresse anche dallo stesso Consiglio nazionale dell’istruzione.
A gennaio le famiglie si troveranno a dover scegliere, senza avere chiaro quali scuole aderiscono e quali regioni sono davvero pronte.
Avevamo chiesto di prevedere delle linee guida nazionali per evitare disparità territoriali su un tema così delicato. In parte il dibattito in commissione ha sanato il mancato coinvolgimento delle regioni e la
scarsa chiarezza sul destino del personale, ma quello che non ci convince è un percorso tecnico professionale che rischia di configurarsi come una riduzione di istruzione e una specializzazione dettata da esigenze immediate di mercato, senza nessuna visione di lungo periodo, come invece richiederebbe questa filiera così strategica, con il rischi di aumentare le disparità territoriali e sociali tra percorso di istruzione e percorso tecnico”. Così la senatrice Cecilia D’Elia, capogruppo Pd in commissione Cultura a Palazzo Madama.