“Ci troviamo a discutere una riforma dell’università che è un altro pezzetto di un disegno complessivo di trasformazione dell’università, fatto da questo governo, che non condividiamo. Il nodo è la valutazione scientifica nazionale che noi eravamo per riformare ma che il governo, nonostante la nostra contrarietà, ha voluto abolire. Il senatore Occhiuto nella sua relazione ha fatto riferimento al fatto che questa riforma riguarda le persone. Questo testo è legato alla legge di bilancio e proprio guardando alla manovra non possiamo non osservare che proprio oggi Federconsumatori ci ha ricordato che sono aumentati i costi dell’università, + 6%, proprio mentre diminuisce il potere d’acquisto delle famiglie. Diminuiscono i laureati e le laureate, e il governo riduce le risorse per l’università: la spesa pubblica passa dallo 0,53% del Pil del 2022 allo 0,51 di oggi. Meno fondi e nessuna prospettiva per giovani e ricercatori. Il fondo per le spese universitarie diminuisce ma questo governo inserisce in manovra tra gli articoli che riguardano i Lep il tema del diritto allo studio. Noi ribadiamo che quegli articoli vanno cancellati dalla manovra, perché in questo modo aumenteranno le differenze territoriali, con atenei di serie A e di serie B, che non garantiranno un eguale diritto allo studio per tutti. Tutto questo mina la qualità della ricerca, la vita dei ricercatori, la qualità del sistema universitario. Anche per questo noi siamo contrari all’abolizione della valutazione scientifica nazionale, che viene fatta in assenza di qualsiasi valutazione dei fabbisogni. Negli ultimi anni è andato in pensione il 10% dei docenti ordinari e associati ma aumenta il numero dei ricercatori precari, che sono il 35% di tutto il personale di ricerca. Noi temiamo che con questa riforma del reclutamento elimini ogni controllo nazionale sulla qualità e si favoriscano, con la scelta dell’auto certificazione, localismi e pratiche opache nei concorsi. Questa riforma mette da una parte in discussione il sistema nazionale universitario e, dall’altra, centralizza il controllo sull’autonomia e sugli spazi di libertà della ricerca. Con questo testo rischiamo di tenerci il peggio dell’abilitazione nazionale, conservando per l’autocertificazione la valutazione quantitativa dei lavori, mentre è necessario affermare la valutazione qualitativa, come ci chiedono anche le raccomandazioni europee”. Così la senatrice Cecilia D’Elia, capogruppo Pd in commissione Cultura a Palazzo Madama nel suo intervento in discussione generale sul ddl sul reclutamento dei ricercatori e dei docenti universitari.


Ne Parlano