“Se non affrontiamo le radici
culturali della violenza maschile contro le donne continueremo
ad arrivare sempre dopo. La violenza si previene affermando con
chiarezza la cultura del consenso, dell’autodeterminazione e
delle relazioni rispettose, non boicottando i percorsi educativi
che ragazze e ragazzi chiedono da tempo”. Lo ha detto la
senatrice Pd Cecilia D’Elia intervenendo al dibattito della
Festa dell’Unità di Roma dal titolo “Le donne che contano. Per
un’agenda femminista, contro le gabbie della destra patriarcale”
con Michela Di Biase, Lara Ghiglione, Roberta Mori e Maddalena
Vianello.
“Le mobilitazioni seguite al femminicidio di Giulia
Cecchettin hanno lanciato un messaggio inequivocabile al Paese:
serve un cambiamento culturale profondo. Le giovani generazioni,
le famiglie, il mondo della scuola chiedono educazione affettiva
e sessuale, formazione degli insegnanti e strumenti per
costruire relazioni libere dalla violenza. È una richiesta che
trova fondamento anche nella Convenzione di Istanbul, che indica
nella prevenzione il primo terreno di intervento. Eppure il
governo continua a ostacolare questi percorsi”, ha proseguito la
senatrice Pd.
“Preoccupa inoltre l’introduzione del cosiddetto consenso
preventivo delle famiglie, che altera il rapporto tra scuola e
genitori e mette in discussione l’autonomia educativa della
scuola pubblica. Si afferma un’idea proprietaria dell’educazione
che rischia di colpire proprio le ragazze e i ragazzi più
fragili, quelli che avrebbero maggiore bisogno di strumenti per
comprendere il proprio corpo, le emozioni, l’affettività e il
rispetto reciproco. Per la destra la scuola sembra essere sempre
più il luogo dell’ordine e della disciplina. Per noi deve
restare il luogo della crescita, dell’autonomia, della libertà e
della rimozione delle disuguaglianze. È lì che si costruisce la
prevenzione della violenza e una società più giusta tra donne e
uomini”, ha concluso.


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