“Spero che il Labour, per quanto
cannibale, ricordi la magnitudo della sconfitta di una agenda
massimalista e identitaria”. E’ quanto scrive il senatore del
Pd, Filippo Sensi, in una lettera al Foglio. “La lunga assenza
dal potere del Labour ci aveva fatto dimenticare quanto brutale
e partitocentrica
sia la politica inglese, come se complotti e trame fossero
patrimonio solo della destra conservatrice. Ci eravamo quasi
scordati i tempi andati di Blair e Brown e della loro faida
(che, tuttavia, assicurarono ai laburisti anni di Downing
Street)”, spiega Sensi da osservatore attento della politica
britannica. “Prima che parta il giubilo di chi saluta il
dignitoso addio di Keir Starmer come il segno che ci vuole una
svolta a sinistra e che il centrismo non e’ attrezzato alla
virulenta sfida della polarizzazione dei Farage e dei Vannacci,
due considerazioni. La prima: il progetto con cui Starmer ha
stravinto le elezioni ha scontato le difficolta’ che tutti i
governi, tutte le maggioranze, di ogni segno politico, destra,
centro e sinistra stanno pagando nelle ume, a vantaggio di
partiti fotocopia populisti ed estremisti, neri o rossobruni. In
Spagna, in Francia, in Germania, in Italia, ora in Gran
Bretagna. Un govero non cade perche’ e’ piu’ meno di sinistra,
ma se mostra di non mantenere gli impegni presi in una campagna
elettorale correttamente combattuta e vinta con una piattaforma
che parlava a tutto il paese, e non solo ai ‘nostri’. Non si
resta in vetta semplicemente rivendicando stabilita’;
il panico prodotto dall’ascesa di Reform Uk ha fatto il resto.
Secondo”, continua il senatore dem: “Il compito che ora spetta a
Andy Burnham, maglietta nero pirata e Cv da sindaco a
Westminster, non e’ quello di proporsi come un Corbyn lite
(spero che il Labour, per quanto cannibale, ricordi la magnitudo
della sconfitta di una agenda massimalista e identitaria) ma, al
contrario, come un leader e premier pragmatico, capace di tenere
unito un partito che ora come non mai ha bisogno delle sue
migliori forze, da centro e da sinistra, per recuperare un filo
con gli inglesi, spaventati da economia, crisi energetica, tema
migratorio, un quadro geopolitico imprevedibile, sicurezza,
dalla coda lunga della Brexit. Logico che Burnham prometta – e
ci sara’, aspettiamoci piu’ stato – cambiamento. Che, tuttavia,
sara’ credibile solo se costruito su quanto Starmer ha portato
avanti in questi due anni, e non contro (penso, ad esempio, alla
collaborazione crescente con l’Europa e alla posizione ferma
sull’Ucraina). Le chance per Burnham o chi verra’ di fermare
l’onda di Farage (ma la campana suona anche da noi) non
risiedono in un nostalgico ritorno a un fallimentare passato, ma
nella sua capacita’ di rispondere in tempi rapidi e con buon
senso alle ansie e alle attese della gente comune oggi”.


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