“I femminicidi commessi dai giovani ci interrogano e ci sgomentano di più perché vorremmo che la violenza diventi qualcosa del passato e che diminuisca con il diminuire dell’età dei protagonisti. Questi femminicidi ci dicono invece che la violenza continua a riprodursi e che esiste una questione maschile che si intreccia con lo smarrimento adolescenziale e con l’uso della rete. Parliamo dunque di un fenomeno complesso che nessuno vuole strumentalizzare, ma avremmo voluto che i ministri Valditara e Roccella fornissero più dati sul monitoraggio delle politiche di prevenzione. Mancano le linee guida da trarre dal Libro Bianco sulla formazione pubblicato dal ministero delle Pari opportunità e manca il coinvolgimento di tutta la rete dei centri antiviolenza in questa partita dell’educazione e della formazione, oltre che nella realizzazione del piano antiviolenza”. Lo ha detto in Aula la senatrice Cecilia D’Elia, capogruppo del Pd nella Commissione Istruzione e vicepresidente della Bicamerale femminicidio.
“Il punto però – ha spiegato D’Elia – è riconoscere che la violenza di genere è una questione politica, che deve puntare a sconfiggere un sistema sessista in cui si è già immischiati dalla nascita, a sostenere i percorsi di autonomia culturale da esso e favorire nei ragazzi e nelle ragazze la costruzione di un’identità libera, nella serena accettazione della propria corporeità. Quello che vogliamo quindi è quel salto di qualità promesso e non ancora visto. Chiediamo il potenziamento degli aspetti preventivi, dalla formazione alla definizione dei dati e del monitoraggio del fenomeno. Servono linee guida per formare operatori e operatrici e bisogna entrare nelle università, nella formazione, nella sensibilizzazione e nei percorsi specifici personale scolastico. Mentre qui parliamo di educazione, alla Camera si discute il progetto del ministro Valditara sul consenso informato preventivo delle famiglie in relazione ai percorsi sulla sessualità nelle scuole che è sbagliatissimo: compromette l’autonomia scolastica, la fiducia nelle scuole. Nessuno vuole sottrarre i figli alle famiglie, ma parliamo di un diritto educativo che ha a che fare con la personale crescita di ognuno. Aggiungo che il ministro Valditara non avrebbe dovuto parlare e andare via, senza ascoltare i nostri interventi”.


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