“Sono contento di restituire al partito un risultato importante: il bilancio 2025 non è un risultato contabile ma un fatto politico, perché dimostra che un partito più solido, trasparente e autonomo è anche un partito più libero e democratico. E aver gestito bene i nostri conti, essere usciti dalla cassa integrazione, aver raggiunto il record del 2×1000 è un elemento di credibilità per chi si candida a guidare il Paese”. Lo ha affermato il senatore e tesoriere del Pd Michele Fina intervenendo alla Direzione nazionale.
Fina ha richiamato gli appelli provenienti dal mondo della cultura, del diritto e dell’associazionismo democratico, sostenendo che “la democrazia costituzionale è sottoposta a una pressione sistematica” e che non si possono considerare separati giustizia, premierato, autonomia differenziata e legge elettorale: “sono parti di un unico disegno che punta ad accentrare il potere, indebolire i contrappesi e ridurre il ruolo del Parlamento e del Presidente della Repubblica”, ha detto.
E sul premierato ha messo in guardia: “dobbiamo chiederci però se anche nel nostro campo non rischi di prodursi, magari senza piena consapevolezza, un cedimento culturale alla logica del premierato. Se il problema non sia solo il premierato in sé, ma il “premierato in me”: l’interiorizzazione di una cultura politica che abbiamo combattuto e che dobbiamo continuare a combattere”.
Secondo Fina, la vittoria del No al referendum è stata possibile per una vasta mobilitazione civile e costituzionale. “La destra non ha cambiato la vita degli italiani, ha provato a cambiare a proprio favore le regole del potere”, ha aggiunto, e per questo serve una “Alleanza costituzionale” tra forze democratiche e progressiste, società civile, mondo del lavoro, cultura e associazionismo per “attuare la Carta”.
Infine, sulla prossima elezione del Presidente della Repubblica: “dobbiamo garantire – ha detto Fina- che al Quirinale continui a esserci non il notaio di una maggioranza, ma il garante di tutte e tutti”.


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